“Ciò che più mi strugge è che finalmente ora si possono vedere i diversi strati di lavorazione del marmo. Dopo la pulitura quella vibratilità si percepisce e a dispetto dell’essere pietra è un marmo che palpita”, durante la conferenza stampa (venerdì 24 settembre 2021) così ha osservato Antonio Natali, dal giugno del 2006 al novembre del 2015 è stato direttore della Galleria degli Uffizi, dove ha lavorato dal 1981 al 2016 ed è senza dubbio alcuno un’autorità indiscussa negli studi dell’arte del ‘400 e ‘500 fiorentini.
Antonio Natali durante l’intervista
Il professor Natali è il coordinatore scientifico del restauro insieme a Vincenzo Vaccaro e consigliere dell’Opera. I biografi più antichi concordano nel tramandare che Michelangelo avesse cominciato il marmo poco prima del 1550 e quindi quando aveva settantacinque anni, con l’intenzione di collocarlo sopra l’altare di una chiesa ai piedi del quale voleva essere sepolto.
Il marmo, e il restauro iniziato nel 2019 lo conferma, è un blocco del peso di circa 2700 Kg corrispondente a un metro cubo di marmo di Seravezza, “duro e difettoso”, così lo descrive Giorgio Vasari, uno dei biografi di Michelangelo, insieme a Ascanio Condivi, che per le sue impurezze (pirite) “faceva fare fuoco” a ogni colpo di scalpello.
Michelangelo si dedicò dal 1518 al 1520 all’impresa ordinata da Giovanni de’ Medici volta a utilizzare i marmi estratti nei monti di Seravezza per la facciata della chiesa di San Lorenzo a Firenze e a realizzare la strada dalle cave al mare. La costruzione della strada poi subì continui rallentamenti e quando finalmente i primi marmi giunsero a Firenze, nel 1521, il progetto della facciata ormai era stato abbandonato. Ma rimane un mistero come mai Michelangelo possedesse questo enorme blocco di marmo di Seravezza tra il 1547 e il 1555 quando cioè scolpisce la Pietà. E sempre i due biografi danno notizia che l’artista preso dallo sconforto per la difficoltà di lavorazione e la resa non ottimale di questo marmo difettoso staccasse le braccia sinistre di Cristo e della Vergine, l’avambraccio destro di Cristo e il braccio destro della Maddalena, la gamba sinistra di Gesù.
L’intervento di Monsignor Timothy Verdon, direttore artistico del Museo dell’Opera del Duomo e Canonico della Cattedrale
Nel 2006 Wasserman ha però chiarito che non si è trattata di una distruzione volontaria ma del tentativo da parte del Buonarroti di cambiare le pose delle figure. Da lì a poco il gruppo scultoreo composto di quattro figure tra cui l’anziano Nicodemo a cui l’artista ha dato il suo volto, subirà vari passaggi di proprietà, regalata dal Buonarroti al servitore Antonio, fino a giungere nel 1671 a Cosimo III Medici, che l’acquistò e tre anni più tardi giunse a Firenze via mare e poi lungo l’Arno e nel 1981 al Museo dell’Opera del Duomo dove fino al 2013 è stata esposta nel locale aperto del mezzanino dell’antica scalinata.
La Pietà Bandini ora palpita. Nel recente allestimento è stata montata su un podio che rievoca l’altare su cui l’artista aveva pensato di collocarla con l’intento di realizzare un cantiere di restauro “aperto” dove i visitatori del Museo dell’Opera del Duomo hanno potuto vedere il restauro e dove anche per i prossimi 6 mesi, dal 25 settembre 2021 al 30 marzo 2022, il pubblico potrà vedere la Pietà restaurata grazie a visite guidate.
Il restauro è stato commissionato e diretto dall’Opera di Santa Maria del Fiore grazie alla donazione della Fondazione non profit Friends of Florence, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza ABAP per la Città Metropolitana di Firenze e le Province di Pistoia e Prato ed è stato affidato alla restauratrice Paola Rosa con la collaborazione di Emanuela Peiretti.
Una clip su facebook racconterà le storie di Caterina de’ Medici, Vittoria della Rovere e Anna Maria Luisa de’ Medici: tre personalità più forti del loro tempo e per questo entrate nella storia
Sui social del museo, da oggi al 9 ci saranno anche un cortometraggio, una diretta e tanti post a tema
Un video in omaggio a tre grandi dame della famiglia Medici, Caterina, regina di Francia, Vittoria della Rovere, moglie di Ferdinando II, e Anna Maria Luisa, Elettrice Palatina: così, con una clip su Facebook, affiancata da una serie di iniziative social, le Gallerie degli Uffizi celebrano quest’anno la Festa della Donna.
Il video dedicato verrà postato sul profilo delle Gallerie la mattina dell’8 marzo. Ad interpretarlo sarà l’assistente museale Carolina Forasassi, che racconterà, attraverso i loro ritratti, tre grandi donne, diverse tra loro, ma accomunate dal fatto di possedere personalità più forti del comune rispetto alle donne (e a molti uomini) del loro tempo: tanto forti da consentire loro di entrare nella storia e farne parte per sempre.
Caterina de’ Medici
La prima è Caterina de’ Medici: nata a Firenze nel 1519, diventerà la prima regina italiana di Francia, Paese nel quale porterà raffinatezza, cultura e il gusto fiorentino per il bello. La seconda protagonista è Vittoria della Rovere, nata a Pesaro nel 1622, favolosa ereditiera del ‘600. Ultima discendente del Ducato di Urbino, porterà alla famiglia Medici e a Firenze una dote prodigiosa: settanta carri stracolmi di oggetti d’arte e dipinti straordinari provenienti dal Palazzo Ducale di Urbino e dalle dimore del suo ducato, oggi custoditi alle Gallerie degli Uffizi: tra questi capolavori di Raffaello Sanzio, Piero della Francesca, Tiziano, solo per citarne alcuni. Terza del trittico – ma non certo per importanza storica – è infine Anna Maria Luisa dei Medici, nata a Firenze nel 1667 ed ultima discendente della famiglia, saggia quanto la nonna Vittoria della Rovere.
Le collezioni raccolte della sua dinastia sarebbero disperse nel mondo se lei non avesse deciso di legare il patrimonio artistico dei Medici alla sua Toscana. Stipulò un “Patto di Famiglia” il 31 ottobre del 1737 che vincolava tutti i beni medicei, rendendoli inamovibili dal territorio, comprendendo in anticipo sui tempi che questo avrebbe portato turismo, commercio e ricchezza a tutta la regione.
Vittoria della Rovere
A rafforzare la celebrazione dell’8 marzo da parte degli Uffizi ci saranno però anche tante altre iniziative. Già il 7 marzo sul canale Facebook degli Uffizi si inizierà con un cortometraggio, “Voci di donne. Ritratti femminili dalle Gallerie degli Uffizi”, realizzato da Studio Riprese Firenze in collaborazione con il dipartimento di Strategie digitali. La protagonista di questo cortometraggio è una bambina in visita agli Uffizi, e la storia del suo viaggio in museo ha un risvolto fiabesco: la bimba, che si sofferma ad osservare i ritratti delle grandi donne del passato (tra le quali anche la celeberrima Eleonora da Toledo del Bronzino), scopre infatti che le parlano, raccontandole le loro storie.
A chiusura, il 9 marzo, le Galleriepensano a tutte le donne con “La Velata rivelata”, diretta streaming – sempre sul canale Facebook degli Uffizi – in compagnia della curatrice della pittura del Cinquecento, Anna Bisceglia, che alle 13.30 illustrerà al pubblico virtuale il capolavoro di Raffaello, esposto nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti.
Infine, ad accompagnare il tutto, a partire da oggi sabato 6 marzo e fino a martedì, ci saranno post dedicati all’arte femminile, che avranno al loro centro storie ed opere di pittrici delle quali le Gallerie conservano opere: tra queste anche alcune artiste che si sono autoritratte, come Élisabeth Vigée Le Brun o Angelika Kauffmann.
Il direttore delle Gallerie degli Uffizi Eike Schmidt: “Ogni anno celebriamo l’otto marzo con una mostra dedicata a donne artiste o a temi femminili, come quella attualmente allestita nella sala Detti degli Uffizi “Imperatrici, matrone, liberte. Volti e segreti delle donne romane” che sarà visibile non appena i musei riapriranno. Nell’attesa, abbiamo deciso di ricordare questa data simbolica con una serie di eventi online rivolti al pubblico globale dei social, portando inoltre l’attenzione sull’immenso patrimonio di cui tutti beneficiamo grazie ai doni di due magnifiche dame come Vittoria della Rovere e Anna Maria Luisa de’ Medici, e alla diffusione della cultura fiorentina in Europa con Caterina dei Medici, regina di Francia.”
GALLERIA DEGLI UFFIZI, LA RIAPERTURA È UN CRESCENDO: 7.300 VISITATORI IN MENO DI UNA SETTIMANA
Presenze in continuo aumento nei primi sei giornidi attività del museo dopo i 77 giorni di chiusuraal pubblico
Terzo corridoio degli Uffizi
Uffizi, visitatori in aumento. La cifra è tonda: 7.300 visitatori in sei giorni. Con un trend di crescita quotidiana pressoché continuo: è andata così la prima settimana effettiva di riapertura al pubblico degli Uffizi, dopo 77 giorni di chiusura del museo: il più lungo silenzio, in Galleria, dalla fine della seconda guerra mondiale.
Il 21 gennaio, quando il direttore Eike Schmidt ha spalancato nuovamente il portone tornando ad accogliere i visitatori, le presenze sono state 776.
Uffizi, visitatori in aumento. Un numero considerevole, tenuto conto della sostanziale assenza sia del pubblico estero che extra toscano, per via dell’attuale divieto di spostamenti tra le regioni. Numero che il giorno successivo, 22 gennaio, è balzato a 1167, salendo martedì 26 gennaioa quota 1293 (nel weekend i luoghi della cultura restano ancora off limits, e il lunedì è il tradizionale giorno di chiusura nel complesso museale). Il 27 i visitatori sono stati 1360, mentre giovedì 28 si è registrata una lieve flessione, con 1164 ingressi, subito interrotta il giorno dopo, venerdì 29, dal picco massimo di questi primi sei giorni di apertura: 1540 persone.
“Siamo veramente soddisfatti di questa risposta entusiasta da parte del pubblico, una partecipazione che testimonia come i musei siano parte imprescindibile dell’animo fiorentino e toscano – commenta il direttore Eike Schmidt – speriamo che la situazione dei contagi cali e che le misure del governo possano presto consentirci di restare aperti anche nei fine settimana”.
Una veduta di Palazzo Pitti, a mano a mano torna il grande pubblico nel rispetto delle norme di sicurezza.
Gianni Rodari – Ci lasciava quarant’anni fa, a Roma, all’età di 60 anni, precisamente il 14 aprile 1980.
Quest’anno ricorrono i cento anni dalla data di nascita dello scrittore, poeta, pedagogista e giornalista, unico vincitore italiano del prestigioso Premio Hans Christian Andersen nel 1970, nato a Omegna il 23 ottobre 1920.
Rodari è stato uno fra i maggiori interpreti del tema “fantastico” nonché, grazie alla Grammatica della fantasia del 1973, sua opera principale, uno fra i principali teorici dell’arte di inventare storie.
Lo scrittore della fantasia
Chi di noi non si è imbattuto a scuola in una delle sue filastrocche? Certo, ne ha scritte per ogni occasione.
Mai come quest’anno potevamo ripensare a questo autore come a uno scrittore “facile” che esprime concetti difficili!
Mai come quest’anno che ricorrono i cento anni dalla nascita potevamo ribaltare la sua fama e comprendere fino in fondo che rivolgendosi ai piccoli, Gianni Rodari, parlava a tutti ma soprattutto ai grandi!
Ciascuno di noi ha fatto memoria di almeno una delle sue fantastiche filastrocche.
«Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo; perché egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: – Buon viaggio!» (Il giovane gambero, da “Favole al telefono”)
A San Casciano in Val di Pesa ha inizio l’anno rodariano
Cento anni, cento storie, cento immagini, cento modi di raccontarsi con i personaggi e le emozioni del più grande scrittore di letteratura per l’infanzia del ventesimo secolo, conosciuto nel mondo per aver scavato nella terra della fantasia e avervi trovato il tesoro più prezioso – scrive la giornalista Cinzia Dugo.
“È la vita vera, la semplicità dei sentimenti, interpretati con lucido e sensibile spirito critico da un maestro dell’arte dell’immaginazione che dipinge con le parole e i sogni di ogni tempo e di ogni età, la materia che Gianni Rodari, pedagogo, giornalista, poeta, insegnante, plasma creando e inventando filastrocche e racconti che vestono di rispetto, tolleranza, solidarietà lo sguardo puro dei piccoli lettori.
I mille volti del genio piemontese, intessuti di visioni e identità nelle quali tutti possono riconoscersi, conducono per mano gli studenti del Chianti a dimostrazione di quanto le storie di ieri siano aderenti ai percorsi e alle esperienze di oggi. Il viaggio della conoscenza, aperto a tutti, dal carattere universale ed eterno, è il filo rosso che ispira l’anno rodariano di San Casciano. Una comunità intera dedica a Gianni Rodari, di cui quest’anno ricorrono 100 anni dalla nascita, un ciclo di eventi che si inaugura sabato 27 giugno alle ore 21, primo tassello di un mosaico di attività, tra letture, giochi, video, interventi teatrali e musicali, laboratori di scrittura, che vedrà protagonisti gli studenti dell’Istituto comprensivo Il Principe di San Casciano in Val di Pesa nell’anno scolastico 2020/2021. La critica e storica dell’arte Giovanna Maria Carli, nel ruolo di fondatrice e responsabile settori scuole arti visive del Museo della Narrazione, è la curatrice del progetto promosso dal Comune di San Casciano e organizzato in stretta collaborazione con l’Istituto comprensivo il Principe. “La miniera di storie, idee, notizie – dichiara Giovanna Maria Carli che si apre a San Casciano con il coinvolgimento di allievi, insegnanti, artisti e cittadini, uniti dai valori di un patrimonio letterario che varca i confini nazionali, si pone l’obiettivo di costruire una comunità narrante che ripercorre a tappe il gioco essenziale e dialogante della cultura rodariana, a partire dalla sua opera più nota “La grammatica della fantasia” che descrive i meccanismi utili ad inventare storie. Su questo libro, imprescindibile per comprendere l’opera di Gianni Rodari, si basa il nostro progetto corale che accoglie gli stimoli e i lavori degli studenti e dei docenti delle scuole dell’infanzia, delle primarie e della secondaria di primo grado di San Casciano”. Il debutto del progetto, elaborato a più mani, insieme al dirigente scolastico Marco Poli e all’amministrazione comunale, si terrà in sicurezza e in linea con le disposizioni governative in materia di prevenzione e contenimento del contagio nello spazio all’aperto dell’anfiteatro del Museo Ghelli. L’iniziativa, la prima organizzata nel dopo Covid, s’intitola “Il cielo è di tutti” e prevede una carrellata di interventi in bilico tra teatro, video e musica con la partecipazione del sindaco Roberto Ciappi, del dirigente scolastico Marco Poli, di Gianni Garamanti, presidente del Museo della Narrazione, dei maestri di musica e degli insegnanti Michele Bianchini, Stefano Cencetti e Laura Gallenga che durante la serata proporranno momenti culturali e di intrattenimento musicale con alcuni allievi che eseguiranno dal vivo brani ispirati alla poetica di Gianni Rodari. Al centro dell’evento anche le letture a cura degli attori Paolo Ciotti e Tiziana Giuliani che arricchiranno l’iniziativa con un omaggio speciale allo scrittore ed altri progetti e lavori teatrali che saranno allestiti nel corso dell’anno. Per l’evento inaugurale del centenario di Gianni Rodari salirà sul palcoscenico dell’anfiteatro la scuola primaria di Cerbaia, che porta il nome del grande scrittore, per condividere il lavoro collettivo realizzato dai bambini e dalle maestre Elena Agherini, Carla Cristini, Katia Redditi. Saranno proiettati il video “Cento storie e filastrocche”, ispirato al libro “Giovannino perdigiorno” e un giornalino di filastrocche. “Con Gianni Rodari che offre un’insuperabile lezione di civiltà – aggiunge il sindaco Roberto Ciappi – la creatività della scrittura per l’infanzia diventa un talento poliedrico, la consapevolezza di un’esistenza vocata al sorriso e allo stupore dei bambini. L’autore, premio Andersen nel 1970, non solo riesce ad interpretare i bisogni, i desideri dei più piccoli catturando la loro attenzione con giochi, favole, viaggi nella fantasia e nella surrealtà, ma indaga e ascolta la loro anima con grande rispetto e profonda umanità, cogliendone stimoli e spunti. Rodari riesce a stabilire mille punti di fuga con le emozioni dei bambini attraverso l’inserimento di temi intensi e alti come la pace, l’ambiente, l’inclusione. Il diritto alla conoscenza, la necessità di crescere senza mai rinunciare al perché delle cose è il messaggio centrale del pensiero di Gianni Rodari che mi auguro possa insegnare a grandi e piccini, oltre la ricorrenza secolare, ad essere cittadini migliori, a giocare di fantasia nella complessa grammatica della vita”. Ingresso libero fino ad esaurimento posti. Info: Ufficio Cultura 055 8256260.
“Da un lapsus può nascere una storia, non è una novità. – ha infatti scritto Gianni Rodari – Se, battendo a macchina un articolo, mi capita di scrivere “Lamponia” per “Lapponia”, ecco scoperto un nuovo paese profumato e boschereccio: sarebbe un peccato espellerlo dalle mappe del possibile con l’apposita gomma; meglio esplorarlo, da turisti della fantasia.
Se un bambino scrive nel suo quaderno “l’ago di Garda”, ho la scelta tra correggere l’errore con un segnaccio rosso o blu, o seguirne l’ardito suggerimento e scrivere la storia e la geografia di questo “lago” importantissimo, segnato anche nella carta d’Italia.
Un magnifico esempio di errore creativo è quello che si trova, secondo il Thompson (“Le fiabe nella tradizione popolare”, Il Saggiatore, Milano 1967, pag. 186), nella “Cenerentola” di Charles Perrault: la scarpina della quale, in origine, sarebbe dovuta essere di “varie” (una sorta di pelliccia); e solo per una fortunata disgrazia diventa di “vere”, cioè di vetro. Una scarpina di vetro è sicuramente più fantastica di una qualunque pantofoletta di pelo, e più ricca di seduzioni, anche se figlia del calembour o dell’errore di trascrizione.
Il potere della parola
“Un sasso gettato in uno stagno suscita onde concentriche che si allargano sulla sua superficie, coinvolgendo nel loro moto, a distanze diverse, con diversi effetti, la ninfea e la canna, la barchetta di carta e il galleggiante del pescatore. Oggetti che se ne stavano ciascuno per conto proprio, nella sua pace o nel suo sonno, sono come richiamati in vita, obbligati a reagire, a entrare in rapporto tra loro. Altri movimenti invisibili si propagano in profondità, in tutte le direzioni, mentre il sasso precipita smuovendo alghe, spaventando pesci, causando sempre nuove agitazioni molecolari. Quando poi tocca il fondo, sommuove la fanghiglia, urta gli oggetti che vi giacevano dimenticati, alcuni dei quali ora vengono dissepolti, altri ricoperti a turno dalla sabbia. Innumerevoli eventi, o microeventi, si succedono in un tempo brevissimo. Forse nemmeno ad aver tempo e voglia si potrebbero registrare tutti, senza omissioni. Non diversamente una parola, gettata nella mente a caso, produce onde di superficie e di profondità, provoca una serie infinita di reazioni a catena, coinvolgendo nella sua caduta suoni e immagini, analogie e ricordi, significati e sogni, in un movimento che interessa l’esperienza e la memoria, la fantasia e l’inconscio e che è complicato dal fatto che la stessa mente non assiste passiva alla rappresentazione, ma vi interviene continuamente, per accettare e respingere, collegare e censurare, costruire e distruggere.”
San Casciano in Val di Pesa, Firenze, da sinistra: Paolo Ciotti, Tiziana Giuliani, Elisabetta Masti, Giovanna M. Carli, Roberto Ciappi, Maura Masini, Marco Poli
Montespertoli, Firenze: Daniela Di Lorenzo, Giovanna M. Carli, Alessandra De Toffoli
Montespertoli, Firenze, Fortunata D’Agostino, Giovanna M. Carli, Margherita Carloni
“Sto lavorando da tempo – ha dichiarato Giovanna M. Carli ideatrice del progetto #Rodari100 – a una scrittura su Gianni Rodari che metta in luce il suo punto di vista sul mondo femminile, che porga al pubblico e restituisca non solo Alice Cascherina, ma anche la valletta Sabina e soprattutto Atalanta ”. Atalanta, ad esempio, per molti anni è stato l’unico romanzo italiano per l’infanzia ad avere come protagonista un’eroina. “Una fanciulla indomita nella Grecia di dei ed eroi ma soprattutto un lavoro di scrittura e di ritratto al femminile unico. Lei nasce e subito è rifiutata dal re suo padre, che desidera un erede maschio. Insieme a Pippi Calzelunghe per lungo tempo è l’unica protagonista femminile non stereotipata della letteratura per ragazzi ”. In questa ricerca Giovanna M. Carli ha coinvolto la drammaturga, regista e attrice Tiziana Giuliani, a cui è stato recentemente conferito il riconoscimento nazionale “Giacomo Matteotti”, a Roma, nella prestigiosa sede di Palazzo Chigi, e Anna Maria Castelli, cantante e attrice di fama mondiale, 2007 Premio Portovenere Donna e “Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana “per meriti artistici. Il video vede la partecipazione anche del maestro pianista e musicista Stefano Cencetti che suonerà musiche inedite composte per l’occasione. Si tratterà di un evento digitale che è stato girato sabato 12 dicembre scorso nello spazio denominato LOFT 19 e che ha visto in scena anche Angelita Borgheresi, direttrice organizzativa della Fondazione Istituto Dramma Popolare; Anna Giambelli animatrice socio culturale per l’infanzia e narratrice di fiabe; Gabriella Lauria, insegnante di lettere dell’Istituto comprensivo Don Milani di Montespertoli, ora in pensione; Giovanna Vannini, “artigiana scrittora e attora”. Hanno realizzato il video, che sarà trasmesso entro la fine del mese di dicembre, o al massimo come evento di chiusura della rassegna rodariana di Montespertoli, sui canali istituzionali del Comune anche le allieve del Teatro dei Passi di Tiziana Giuliani: Martina Ciani, Giorgia Frosecchi, Aurora Lumachi, Anna Zanchi. Per i saluti istituzionali sono state presenti le assessore comunali Daniela di Lorenzo e Alessandra De Toffoli, anche loro con una breve lettura e un omaggio importante. La trasmissione nei canali istituzionali del video sarà annunciata successivamente alla stampa. Evento realizzato in collaborazione con Coop 21.
Il viaggio di Gianni Rodari al tempo del Covid dispiega le ali e rivive nella fiaba reale delle scuole di San Casciano. Leggere dentro noi stessi, liberi di sbagliare, apprendere, inventare, raccontare attraverso le espressioni della fantasia è uno dei temi che i mille studenti, tra bambini e ragazzi delle scuole dell’infanzia, primarie e secondaria di primo grado dell’Istituto comprensivo “Il Principe” di San Casciano, hanno rielaborato, disegnando, colorando, illustrando, firmando elaborati ispirati ai testi di Gianni Rodari. E’ stata allestita in maniera permanente la mostra, costituita da pannelli, segnalibro e disegni, “Il favoloso Gianni – Antologia murale”, pensata come un omaggio corale al celebre scrittore per l’infanzia di cui domani, 14 aprile, ricorrono 41 anni dalla scomparsa. “Ogni classe ha appeso alla porta di ingresso il proprio elaborato, un segno, una traccia inconfondibile che ripercorre il pensiero rodariano, ogni scuola ha al suo interno un totem illustrato dalla figlia dello scrittore, Paola Rodari, – spiega la curatrice Giovanna Maria Carli – la mostra non solo è entrata a far parte dell’arredo scolastico di tutti i plessi dell’Istituto comprensivo ma andrà a costituire il patrimonio di famiglia custodito da Paola Rodari con la quale il percorso è stato portato avanti condividendone ogni passaggio”. Si è aperta ufficialmente un’altra tappa collettiva del progetto, promosso dal Comune di San Casciano e dall’Istituto comprensivo Il Principe, ideato e curato da Giovanna Maria Carli, realizzato in collaborazione con #Rodari100. “La poetica della fantasia – dichiara il dirigente scolastico Marco Poli – come strumento di comprensione della realtà, a misura di lettore curioso, a caccia di emozioni e avventure letterarie, è al centro dell’iniziativa che ha mirato alla costruzione di una comunità educante rodariana, ha messo in rete le scuole del territorio e ha valorizzato il ruolo pedagogico dell’autore”. Il percorso, condotto dalle insegnanti, ha invitato gli studenti a cogliere l’opportunità di approfondire la figura dell’intellettuale e le tante chiavi a colori della sua produzione che aprono le porte della fantasia e dell’immaginazione di adulti e bambini. “Le filastrocche, le fiabe, i racconti del pittore delle parole che dipinge con l’arte di inventare storie – commentano le assessore Elisabetta Masti e Maura Masini – ha stretto un inevitabile legame con il periodo che stiamo attraversando, l’arcobaleno che in piena pandemia ha inondato le nostre case con il messaggio “Andrà tutto bene” è diventato uno dei temi più ricorrenti che gli studenti hanno riscontrato e associato alla cultura di pace e solidarietà che informa il variegato e straordinario mondo del genio di Omegna”. Rodari senza tempo, oltre il Covid, supera ogni distanza ed insegna ad affrontare la vita con gli occhi della consapevolezza e della responsabilità culturale e sociale.
Fellini Day. Rimini, Grand Hotel, 1983 – ph. by Davide Minghini, all rights reserved
Grazie per aver creato capolavori immortali e per aver indicato a tutti la meta del “conosci te stesso”!
“Una certa tendenza a un’interpretazione fantasiosa delle cose, a una certa visionarietà, credo di averla sempre avuta” (Federico Fellini)
Ricordiamo Fellini che il 20 gennaio 2020 avrebbe compiuto 100 anni non solo per i suoi indimenticabili capolavori, da Lo sceicco bianco, film d’esordio come regista, a La voce della Luna (1990) passando per film che hanno segnato e disegnato un’epoca: I Vitelloni, La dolce vita, La nave va e molti, molti altri.
Non dimentichiamo La strada, Le notti di Cabiria, 8½ e Amarcord che hanno vinto l’Oscar al miglior film straniero.
Federico Fellini è stato candidato dodici volte al Premio Oscar e gli è stato conferito nel 1993 l’Oscar alla carriera, per la sua attività da cineasta.
Federico Fellini ha vinto due volte il Festival di Mosca (1963 e 1987), la Palma d’oro al Festival di Cannes nel 1960 e il Leone d’oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1985.
Ricordiamo non solo i suoi film. Sì, perché Federico Fellini che il 20 gennaio 2020, appunto, avrebbe tagliato il traguardo dei 100 anni, e chissà ancora quante sorprese ci avrebbe regalato, lui, con quell’occhio acuto di chi sa indagare la realtà per restituirla con l’inconsistenza del sogno, va ricordato per il suo profondo legame con Rimini, certo, altrimenti non se ne potrà capire l’essenza, la straordinaria capacità onirica.
Pensate a Voi quando siete di fronte al mare di notte e vedete in lontananza le luci di un’imbarcazione e siete rapiti, non solo dalle luci, ma dal rumore delle onde del mare e siete, come quelle onde, in preda ai ricordi suscitati da una certa mescolanza di suoni, magari c’è un po’ di nebbia che rende tutto come dipinto, …odori, e riflessi luminosi…ma non solo.
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Ricordiamoci Fellini autore e disegnatore di satira, ideatore di numerose rubriche, vignettista.
Il logo del Centenario, invece, è stato elaborato sulla base di un disegno originale del regista Paolo Virzì che riprende una celebre foto di Fellini scattata sul set di 81⁄2 da Tazio Secchiaroli.
Non darà neppure un esame alla facoltà di Giurisprudenza in compenso seguirà Enrico De Seta, disegnatore satirico e cinematografico.
Il disegno, l’arte, l’occhio acuto e ironico, satirico.
Il debito nei confronti del mare. Da grande, il disegno mai l’abbandonerà, saprà restituirci dall’acqua la visione iconica di Anita Ekberg, nella fontana di Trevi, quale Venere, a dire il vero poco pudica, che nasce dalle acque.
Il mito per Fellini è la porta per penetrare l’inconscio degli spettatori e fare citazioni premonitrici di comportamenti che, ai nostri giorni, si sono come sclerotizzati.
“Sono stato gravato, durante l’infanzia, da un bagaglio inutile che ora voglio togliermi dalla schiena. – afferma Fellini nell’intervista di PlayBoy, febbraio 1966 – Voglio diseducare me stesso da questi concetti senza valore, in modo da tornare alla mia personalità verginale, a una rinascita del vero intento e del vero sé. Non voglio perdermi in un insieme collettivo che non si adatta a nessuno perché è fatto su misura per tutti.Ovunque io vada, con la coda dell’occhio vedo dei giovani che si spostano in gruppi, come branchi di pesci. Quando ero giovane, ci muovevamo in direzioni diverse. Ci stiamo sviluppando in una società come le formiche, in blocchi e colonie? Questa è una delle cose che temo più di ogni altra cosa. Io detesto la collettività. La grandezza e la nobiltà dell’uomo consistono nell’emergere dalla massa. Come si libera da essa è un suo problema personale e una lotta privata. Questo è ciò che i miei film descrivono”.
Una lotta nel liberarsi da schemi di pensiero, guardando all’arte figurativa e al mito, come porta d’ingresso per le segrete pulsioni dell’animo umano sempre più fedele a se stesso, via via che la conoscenza di sé aumenta grazie al suo lavoro di regista e disegnatore, ma anche grazie a una vita vissuta fuori dai branchi, dai blocchi, dalle colonie…
La mostra Fellini 100. Genio immortale
Lo spettatore deve passare attraverso una porta d’ingresso per avere accesso alla mostra, visitabile fino al 15 marzo 2020, al Castel Sismondo, nella sua Rimini: una porta di luce, una struttura ad arco con le caratteristiche dell’illuminazione che evoca la Cassa del Cinema Fulgor così come riprodotta nel film Roma, oppure come le luci del “Toboga”della Città delle Donne.
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Fellini, Rimini, il mare ma anche Anita che invita il visitatore ad attraversare uno schermo, per raggiungerla, dove viene proiettata la mitica scena della Dolce vita della Fontana di Trevi.
Fellini e i suoi disegni sono invece presentati, in mostra, nella sezione il Libro dei Sogni un simulacro fuori scala in legno, di un libro aperto, la cui superficie sensibile permette di sfogliare una serie di pagine digitalizzate.
La mostra itinerante “FELLINI 100 – GENIO IMMORTALE” è imperniata attorno a tre nuclei di contenuti: a) Il primo racconta la Storia d’Italia a partire dagli anni ’20-‘30 per passare poi al dopoguerra, per finire agli anni ’80 attraverso l’immaginario dei film di Fellini; b) Il secondo è dedicato al racconto dei compagni di viaggio del regista, reali, immaginari, collaboratori e no; c) Il terzo parla e presenta il progetto permanente del Museo Internazionale Federico Fellini
Un anno, il 2020, per ricordare, dunque, di essere se stessi, ognuno camminando sulla strada che intende percorrere, con quella forza propulsiva che, in un paese bello come l’Italia, può proprio venirci dall’Arte e dal Paesaggio, dalla Bellezza che gira tutta intorno a noi, basta saperla vedere e soprattutto coltivare.
Ci attendiamo grandi eventi nel 2020, alcuni dei quali sono già iniziati sul finire dello scorso anno.
Giovanna M. Carli in visita alla mostra Fellini 100. L’autrice ha ideato la pagina FB Fellini 100
Un esempio per tutti: La mostra itinerante “FELLINI 100 – GENIO IMMORTALE”, è stata inaugurata il 14 dicembre scorso.
Imperniata attorno a tre nuclei di contenuti dove il primo racconta la Storia d’Italia a partire dagli anni ’20-‘30 per passare poi al dopoguerra, per finire agli anni ’80 attraverso l’immaginario dei film di Fellini; il secondo è dedicato al racconto dei compagni di viaggio del regista, reali, immaginari, collaboratori e no; mentre il terzo e ultimo parla e presenta il progetto permanente del Museo Internazionale Federico Fellini. La mostra è ubicata a Rimini, al Castel Sismondo, dopo il 15 marzo sarà visitabile a Roma, a Palazzo Venezia (aprile 2020) per poi spostarsi all’estero.
Tra i grandi anniversari del 2020 ricordo i 500 anni dalla morte di Raffaello, a cui passa l’ideale testimone Leonardo da Vinci (visitate le mie pagine facebook ideate e create per l’occasione, di supporto alla comunicazione di questi grandi eventi: Leonardo500, Leonardo da Vinci 500, Raffaello 500 e Raffaello Sanzio 500).
Anche per Raffaello Sanzio, nel 2020 vengono inaugurate le celebrazioni mondiali a 500 anni dalla sua scomparsa – avvenuta a Roma il 6 aprile 1520 a 37 anni. Già lo scorso anno dal 3 ottobre 2019, nella città natale dell’artista, è stata aperta al pubblico il 3 ottobre la mostra “Raffaello e gli amici di Urbino”, a cura di Barbara Agosti e Silvia Ginzburg. Direzione di Peter Aufreiter, visitabile fino al 19 gennaio 2020.
In questo neonato anno sono sicuramente le Scuderie del Quirinale a celebrare Raffaello Sanzio con una mostra monografica di duecento opere tra dipinti, disegni e opere di confronto, con 100 capolavori del maestro provenienti dagli Uffizi e da altri musei: inaugurazione prevista per il 3 marzo 2020.
La mostra molto attesa si intitola “Raffaello” ed è l’evento di punta del programma approvato dal Comitato Nazionale istituito dal ministro Dario Franceschini e presieduto da Antonio Paolucci.
Realizzata in collaborazione con le Gallerie degli Uffizi, è curata da Marzia Faietti e Matteo Lafranconi con il contributo di Vincenzo Farinella e Francesco Paolo Di Teodoro al fine di tracciare un filo ideale tra Roma e Firenze, infatti agli Uffizi rimarranno ammirabili i ritratti di Agnolo e Maddalena Doni, nel senso che non si sposteranno a Roma, un vero e proprio ponte ideale tra le due città d’arte.
A Roma, invece, saranno in mostra altri celebri quadri: la “Madonna del Granduca” delle Gallerie degli Uffizi, la “Santa Cecilia” dalla Pinacoteca di Bologna, la “Madonna Alba” dalla National Gallery di Washington, il “Ritratto di Baldassarre Castiglione” e l’”Autoritratto con amico” dal Louvre, la “Madonna della Rosa” dal Prado e la celebre “Velata” di nuovo dagli Uffizi. La mostra sarà visitabile fino al 2 giugno.
Il 2020 e sarà il 20 gennaio, il giorno in cui, 100 anni fa, nasceva Federico Fellini, sarà l’anno di un altro grande del cinema e della televisione italiana: Alberto Sordi, nato a Roma, il 15 giugno 1920.
Fra i più importanti attori del cinema italiano con circa 200 film, è considerato uno dei più grandi interpreti della commedia all’italiana con Ugo Tognazzi, Vittorio Gassman e Nino Manfredi che, insieme ad Aldo Fabrizi e Anna Magnani, fu tra i massimi esponenti della romanità cinematografica.
Non posso dimenticare Gianni Rodari nato Omegna, sul Lago d’Orta, il 23 ottobre del 1920, anche di lui si celebra il centenario della nascita.
Dal 1980 (anno della sua morte) sono state scritte decine di opere che parlano di Gianni Rodari, ed esistono anche centinaia di parchi, circoli, biblioteche, ludoteche, strade, e scuole materne ed elementari intitolate a lui.
Il “Parco Rodari” più importante si trova ad Omegna, suo paese natale, mentre a Roma gli è stata intitolata la biblioteca comunale del Municipio Roma VII a Tor Tre Teste.
Si tratta del più celebre scrittore italiano per l’infanzia. La Grammatica della fantasia è un libro scritto da Gianni Rodari e pubblicato nel 1973, un resoconto dei suoi studi sulla letteratura fantastica, unico volume dello scrittore di Omegna che non è di pura narrativa ma è teorico.
“Quello che io sto facendo – scrive l’autore – è di ricercare le “costanti” dei meccanismi fantastici, le leggi non ancora approfondite dell’invenzione, per renderne l’uso accessibile a tutti. Insisto nel dire che, sebbene il Romanticismo l’abbia circondato di mistero e gli abbia creato attorno una specie di culto, il processo creativo è insito nella natura umana ed è quindi, con tutto quel che ne consegue di felicità di esprimersi e di giocare con la fantasia, alla portata di tutti.”
Mi piace allora pensare che sarà l’anno in cui sarà riscoperta la Grammatica della fantasia, una proposta concreta che intende rivendicare all’immaginazione lo spazio che deve avere nella vita di ciascuno, qui lo scrittore offre un efficace ed utile strumento “a chi crede nella necessità che l’immaginazione abbia il suo posto nell’educazione; a chi ha fiducia nella creatività infantile; a chi sa quale valore di liberazione possa avere la parola.” Anche per questo anniversario ho creato la pagina Gianni Rodari 100 per scambiarsi idee e progetti, chi vuole può iscriversi per partecipare a idee ed eventi.
Un invito vero e proprio, rivolto a tutti a partecipare alle iniziative che nella pagina facebook che ho ideato saranno segnalate come degne di nota: Gianni Rodari 100 allora, per un VentiVenti dove la fantasia tornerà al potere o quanto meno a farci sognare.
Un compleanno strepitoso quello di Barbie, avvenuto alla Fortezza da Basso di Firenze durante Pitti Bimbo 88.
Ph. credits Giodì, Giovanna M. Carli Archivi
Chi di noi, non ha mai giocato con la bambola più famosa al mondo? Certo che qualcuno abbia preferito palloni da calcio o nascondino, ma Barbie è Barbie e tutti lo sanno.
Un compleanno perfetto quello riservato a Barbie per i suoi primi Sessant’anni di età, tra ricordi e sfilate. Barbie, vestita dai più grandi stilisti e dalle migliori griffe!
Barbie è nata da Ruth Handler, che l’ha realizzata nel 1959 per la figlia. Il suo sessantesimo anniversario cadrà quest’anno, il 9 marzo.
Ruth con Barbie ha inteso dare alla figlia un modello di bambola/donna attraverso il quale specchiarsi. Via bebè tutti cacca e pannolini. Barbie ha la sua auto, la sua casa e Ken, come accessorio…
Donna modello di indipendenza è stata, tra l’altro, astronauta prima della Cristoforetti e Presidente prima della candidatura della Clinton.
Dopo le grandi retrospettive
monografiche di John Currin e Glenn Brown, le sale del Museo Bardini di Firenze
dal 26 gennaio al 25 marzo ospiteranno Senza Data, mostra personale di Luca
Pignatelli (Milano, 1962) a cura di Sergio Risaliti. Promosso dal Comune di
Firenze, organizzato da MUS.E e in collaborazione con la Galleria Poggiali di
Firenze, l’evento avvia un nuovo ciclo di mostre concepite con la cura
scientifica del Museo Novecento e realizzate al di fuori degli spazi museali di
Piazza Santa Maria Novella.
Attraversare il
tempo
A distanza di poco più di tre anni da
“Migranti”, la sua personale nella Sala del Camino della Galleria degli Uffizi,
Luca Pignatelli torna a Firenze per un altro evento espositivo che testimonia
il ripetuto attraversamento del tempo storico compiuto dalla sua arte in senso
inverso rispetto a quanti citano il passato con accademica nostalgia. Nelle
sale del Bardini saranno esposti una serie di lavori su telone ferroviario,
legno, carta e lamiera, assieme a grandi dipinti realizzati su tappeti persiani
di inizio novecento. Queste ultime produzione dell’artista saranno
coerentemente associati alla vasta e rilevante collezione di tappeti del Museo
stesso dal ‘400 ad oggi, compreso un manufatto tessile di oltre sette metri
utilizzato in occasione della visita di Hitler a Firenze nel 1938. Una nuova
serie di lavori su carta verranno, altresì. esposti in un allestimento site-specific
che coinvolgerà le cornici e gli arredi presenti nella collezione del Museo.
“La mia ricerca degli ultimi anni – dice
l’Artista – è un ripensare che cos’è il tempo rispetto all’immagine,
ai quadri. Io credo che oggi sia importante collocare l’immagine al centro di
una riflessione sulla memoria e il museo Bardini è un simbolo nel mondo di cosa
significhi una raccolta capace di rappresentare una stratificazione di tempi ma
anche di culture. Con questa mostra vorrei rispondere alla domanda: cosa sta di
fronte a un’immagine? Per me si tratta di un tempo plurale, un montaggio di
temporaneità, sfalsate e quindi differenti”.
I dipinti di Pignatelli ospitano al
centro un variato materiale iconografico antiquario che strappato all’oblio o
alla fossilizzazione, alla commercializzazione e al feticismo, restituisce in
un linguaggio del presente l’esperienza stessa della classicità, come se quella
civiltà non fosse mai svanita, o trapassata, ma fosse una reale presenza tra le
immagini circolante tra noi.
In altre parole le sue immagini sono
quelle di una classicità sempre viva e presente che non parla il linguaggio
muto, inanimato della copia. Quelle sue figure collocate al centro dello spazio
di rappresentazione vivono un tempo che si ripete identico al proprio originale
ed entrano immediatamente in comunicazione con il nostro mutevole essere,
divenire, trapassare.
Nei dipinti di Pignatelli, le ‘teste’ di
età greca o romana hanno spesse volte gli occhi chiusi, sono introverse,
lasciano tutto in sospeso, facendoci avvertire solo l’eco di emozioni
grandiose, immense, di qualcosa di infinito e senza tempo. Evocare la
classicità, anche quella del modernismo, può significare per Pignatelli
alludere a qualcosa di incommensurabile, fare spazio a un desiderio di
grandezza e di vastità che ha qualcosa di sublime. Riconosciamo in tutto questo
sentire, rivivere, un’esperienza neo-romantica della nostalgia che viene
drammatizzata dall’uso di supporti poveri o industriali, carichi anch’essi di
memoria, per una dialettica tra segni e materiali che non può essere ridotta a
mera suggestione linguistica o cinica citazione. Un sentimento di ammirazione e
nostalgia per la classicità e il modernismo con le sue illusione e le sue
tragedie che non è tanto si rivolge verso la monumentalità per citarne la forma
retorica ma vive di un desiderio di bellezza che la memoria rivela al soggetto
contemporaneo quando sappia ritrovare il tempo della contemplazione attiva.
Altra nota caratteristica dell’ambiente
è il colore denominato “blu Bardini” che fa da sfondo ai manufatti, un tono di
colore individuato dal collezionista fiorentino nei suo viaggi in Russia, un
nobile e caldo ‘monocromo’ che in seguito si è imposto nell’interior design
dei musei e nelle gallerie private.
Il Museo conserva capolavori di epoche diverse, quali la Carità di Tino da Camaino, due opere di Donatello (la Madonna della mela e la Madonna dei Cordai), oltre a dipinti di straordinaria qualità come il monumentale Crocifisso dipinto di Bernardo Daddi, il San Michele Arcangelo del Pollaiolo, la Notte con Aurora e un amorino di Giovanni da San Giovanni, l’Atlante di Giovanni Francesco Barbieri detto il Guercino.
Fanno parte di questo tesoro una serie di disegni dei Tiepolo, di Giambattista e dei figli Lorenzo e Domenico, del Piazzetta, sublimi figurazioni in terracotta policroma e una notevole raccolta di tappeti e armi. Una galleria che seduce gli artisti più raffinati e colti del nostro tempo.
La collezione Vieusseux ne vanta un cospicuo corpus
Si è laureata di nuovo, mercoledì 22 aprile 2026, con il massimo dei voti, Giovanna M. Carli, conseguendo la Laurea Magistrale in Storia dell’Arte con una tesi dedicata ai dipinti di Adriana Pincherle, conservati presso l’Archivio Contemporaneo del Gabinetto Vieusseux di Firenze.
La ricerca ha analizzato il lavoro della pittrice, sorella dello scrittore Alberto Moravia, mettendo in luce il valore autonomo della sua pittura e il legame tra arte e memoria letteraria all’interno dell’Archivio.
Il percorso di studi di Carli si è svolto tra Pisa e Firenze: dopo la laurea in Lettere Moderne con lode, ha conseguito la specializzazione in Storia dell’Arte e il diploma in Archivistica, Paleografia e Diplomatica presso l’Archivio di Stato di Firenze, fino alla laurea magistrale. Accanto agli studi, ha collaborato con istituzioni culturali e svolge attività di insegnamento, scrittura e divulgazione giornalistica.
«Ai giovani dico di non arrendersi mai: il cambiamento parte dallo studio e dall’impegno quotidiano», ha dichiarato.
Nel suo lavoro ha voluto ringraziare il Gabinetto Vieusseux, in particolare il presidente Riccardo Nencini e il direttore Michele Rossi, insieme ai docenti Giorgio Bacci e Lucia Mannini nonché la nipote della pittrice, Gianna Cimino.
Con questo traguardo, Carli si conferma una studiosa impegnata nella valorizzazione di figure femminili ancora poco conosciute della storia dell’arte del Novecento.
Si è tenuta venerdì 12 dicembre al Teatro Cinema Giotto di Vicchio la proiezione pubblica del nuovo docufilm “DonMilani Domani. Tutto è possibile”, un’opera che unisce cinema, ricerca storica e musica originale in un racconto potente e attuale dedicato alla figura di don Lorenzo Milani e al suo messaggio educativo, oggi più vivo e necessario che mai, tema su cui si basa anche il libro dedicato.
Prima dello spettacolo il sindaco Tagliaferri è intervenuto sottolineando con forza l’importanza di Don Lorenzo Milani per Vicchio, non solo come figura storica, ma come coscienza viva del territorio e della sua vocazione educativa, ed a seguire, il parroco don Maurizio Pieri ha richiamato l’attenzione sulla condizione dei giovani in crisi, evidenziando il bisogno urgente di ascolto, responsabilità e guida, nel solco dell’eredità milaniana.
A precedere la proiezione del film le performance di Giovanni Tancredi Tafani, che ha rielaborando temi celebri come Schindler’s List, Imagine e Love Story, e di Giovanna M. Carli, che ha recitato un suo testo inedito, concepito come omaggio a Don Milani, offrendo al pubblico una riflessione intensa e non retorica sul valore dell’impegno, dell’educazione e della responsabilità morale. A seguire la proiezione del docufilm con introduzione di Rosy Bindi.
Don Lorenzo Milani torna a Montespertoli: gli allievi e i testimoni nel nuovo libro di Giovanna M. Carli
Giovedì 19 settembre alle ore 18, presso la Biblioteca Comunale Ernesto Balducci, si è tenuta la presentazione del volume “Don Milani Domani. Tutto è possibile”, scritto da Giovanna M. Carli, alla presenza di coloro che lo hanno frequentato, amato e conosciuto: i suoi allievi.
Montespertoli, Biblioteca comunale “Ernesto Balducci”, Presentazione del libro di Giovanna M. Carli, foto di Stefano Vignozzi
Giovedì 19 settembre 2024, alle ore 18:00, la Biblioteca Comunale Ernesto Balducci di Montespertoli ha ospitato la presentazione del libro “Don Milani Domani. Tutto è possibile”, scritto da Giovanna M. Carli e pubblicato da Masso delle Fate.
Ha aperto la presentazione, di fronte a un pubblico numeroso e interessato, l’Assessora alla Cultura, Alessandra De Toffoli che ha introdotto il lavoro dell’autrice.
“Ringrazio – ha dichiarato Carli – l’Amministrazione comunale, il sindacoAlessio Mugnaini, l’Assessora De Toffoli, la funzionaria alla cultura Daniela Brenci. Questo libro parte da Montespertoli e trae ispirazione dalle numerose conversazioni avvenute con il cavaliere Vieri Lascialfari sulla figura amatissima di un prete che ha saputo essere per i suoi allievi, non solo il maestro ma anche l’amico, il padre, il medico, il fratello, prendendosi cura di loro, poveri, in tutti i modi possibili grazie anche alle sue risorse economiche ma soprattutto al suo grande cuore.
Porto la testimonianza di una persona scomoda – ha proseguito la storica – con il docufilm omonimo che ho realizzato con musiche originali di Giovanni Tancredi Tafani, insieme con gli allievi: Enzo Brunetti, Piero Cantini e Fiorella Tagliaferri e con i volontari della Fondazione don Lorenzo Milani, Ivana e Palmiro Sassetti e ogni volta il pubblico si commuove perché le parole sono vere e sincere e i racconti hanno il sapore dell’autenticità e non dell’interpretazione”.
Gli interventi di studiosi e testimoni
Il professor Gabriele Boccaccini, con collegamento da remoto dall’Università del Michigan ha poi posto l’accento sullo sfondo in cui, a Montespertoli, si è consumata la vicenda milaniana, un periodo di guerra e di deportazioni, dove la famiglia del Priore di Barbiana, la madre, Alice Weiss era ebrea, hanno rischiato la vita.
Il Cavaliere Giulio Cesare Bucci, Governatore della Misericordia montespertolese, ha raccontato di aver conosciuto don Milani e di averne apprezzato la carità cristiana. Le testimonianze del volontario della Fondazione don Lorenzo Milani, Palmiro Sassetti, hanno emozionato: “Luciano per andare a scuola rischiò la vita…”., mentre Enzo Brunetti, Piero Cantini e Fiorella Tagliaferri, allievi di don Lorenzo Milani, hanno commosso ed emozionato raccontando la bontà, l’allegria e la ribellione di un uomo che si è fatto ultimo tra gli ultimi, per aiutarli e a cui loro devono tutto quello che oggi sono e che hanno imparato ad essere.
Il progetto di Giovanna M. Carli, “Don Milani Domani” continua a regalare emozioni e a incontrare il pubblico toscano.
Prossima tappa in Umbria, a Città di Castello, nel mese di novembre con la presentazione sia del docufilm che del libro.
Sabato 9 marzo proiezione del docufilm ‘Don Milani Domani’ di Giovanna M. Carli con musiche originali di Giovanni Tancredi Tafani, con ingresso gratuito
Sabato 9 e domenica 10 marzo visite guidate del Museo Archivio Bianciardi dalle 15 alle 18
I CARE: weekend culturale a Castellina in Chianti per la Festa della Toscana, fra il ricordo di Don Milani e le visite al Museo Archivio Bianciardi
Castellina in Chianti. Un weekend speciale alla scoperta del Museo Archivio Bianciardi (MAB) e all’insegna della promozione culturale. È quello che si svolgerà a Castellina in Chianti sabato 9 e domenica 10 marzo, nell’ambito della Festa della Toscana, con la proiezione del docufilm ‘Don Milani Domani. Tutto è possibile’ di Giovanna M. Carli con musiche originali del giovane compositore Giovanni Tancredi Tafani e le visite guidate gratuite al MAB a cura dell’Associazione Amici di Palazzo Bianciardi.
L’evento, intitolato ‘I Care’ e ideato e curato da Giovanna Maria Carli, è promosso dall’associazione Amici di Palazzo Bianciardi, in compartecipazione con il Consiglio regionale della Toscana e con il patrocinio del Comune di Castellina in Chianti. Il Museo Archivio Bianciardi, diretto da Gaia Bastreghi Bianciardi, è stato inaugurato nel 2021 e ha sede in via delle Volte 36 a Castellina in Chianti.
Il programma di ‘I Care’. Sabato 9 e domenica 10 marzo si svolgeranno le visite guidate gratuite del MAB, su prenotazione fino a un massimo di dieci persone. I gruppi si alterneranno ogni ora dalle 15 alle 18.
Per informazioni e prenotazioni, è possibile chiamare il numero 377-5705985 oppure scrivere a info@mab-it.org.
Sabato 9 marzo, alle ore 21, inoltre, il Cinema Italia di Castellina in Chianti ospiterà la proiezione a ingresso gratuito del docufilm “I Care, Don Milani Domani”, saranno presenti l’autore delle musiche, la regista e l’allievo del priore di Barbiana Piero Cantini, rivolta alle nuove generazioni per trasmettere i valori umani a cento anni dalla nascita del sacerdote che fu voce potente contro le disuguaglianze sociali e culturali.
Dopo il successo per il docufilm riguardante la storia della Certosa di Firenze, Giovanna M. Carli firma, insieme a Tancredi Tafani che crea per occasione una colonna sonora toccante, il nuovo film su Don Lorenzo Milani che, proiettato in prima nazionale, il 28 settembre scorso, diventa da subito molto richiesto.
“Un film vero – afferma il pubblico – commovente”. Dopo tre anni di studi, ecco il nuovo documentario che restituisce a Don Milani la forza e la bellezza di una vita di sacrifici in nome della libertà.
San Casciano in Val di Pesa (Cinema Teatro Everest), 28 settembre, ore 21, grande successo per la prima proiezione del nuovo docufilm su Don Milani per il Centenario dalla nascita
Grande successo per la prima proiezione del nuovo film documentario riguardante Don Milani, dal titolo “Don Milani Domani. Tutto è possibile” della durata di 55 minuti, in occasione del centenario dalla nascita (1923 – 2023), scritto e diretto dalla storica dell’arte Giovanna M. Carli con musiche originali composte dal giovane musicista Giovanni Tancredi Tàfani (Tancredi Tàfani), montaggio in collaborazione con Valerio Ricci. Il nuovo docufilm è stato presentato nell’ambito della Festa Patronale dell’antica Arciconfraternita della Misericordia di San Casciano in Val di Pesa.
“Don Milani, l’I Care – ha affermato il Governatore Marco Poli – incarna i valori della nostra Misericordia: fare del bene ai bisognosi, tutto il giorno e tutti i giorni”. Il Reverendissimo Monsignor Vasco Giuliani, Canonico onorario del Capitolo della Cattedrale di Santa Maria del Fiore in rappresentanza dell’Arcidiocesi di Firenze, delegato del Vicario generale , accompagnato dal fedele Cavaliere Vieri Lascialfari, ha preso la parola nel gremito teatro Everest e ha commosso tutte le oltre duecento persone: emozionante vedere gli alunni di un tempo di don Milani commossi fino alle lacrime nell’ascoltare Monsignore che hanno ringraziato al termine con tanto affetto. Don Vasco, con la Sua paternità, con il Suo slancio sacerdotale, ha riferito del commovente incontro con Don Lorenzo ormai gravemente provato nel fisico ma lucidissimo.
Padre Giuseppe Magliani, già Superiore della Congregazione degli Oblati di San Giuseppe d’Asti che nel suo lungo apostolato nella Comunità di Sesto Fiorentino ha sottolineato come, tra i primi sacerdoti a portare giovani e famiglie a Barbiana, è riuscito a farli innamorare della figura del Priore. Il docufilm ha registrato il tutto esaurito sette giorni prima della proiezione avvenuta al Cinema Teatro Everest di San Casciano in Val di Pesa, giovedì 28 settembre, alle ore 21.
“Per me – ha affermato l’autrice, regista e produttrice, che insieme a Valerio Ricci ha firmato anche il montaggio – è stato come pregare incessantemente ogni giorno di ideazione, ripresa e montaggio. Pregare per chi, almeno una volta nella vita, si è sentito emarginato, discriminato e messo da parte. Pregare perché la società di oggi, diventi una società permeata dai valori di don Milani”.
Numerosi i patrocini dalla Regione Toscana, alla Città Metropolitana, fino ai Comuni interessati alle riprese: San Casciano, Montespertoli, Vicchio, Calenzano, Sesto Fiorentino. Alla proiezione erano presenti il Sindaco Roberto Ciappi, la vicesindaca Elisabetta Masti, l’assessore al Bilancio Moreno Cheli, gli allievi di Calenzano e di Barbiana, oggi testimoni e volontari della scuola popolare di Calenzano e della Fondazione don Lorenzo Milani. Per la scuola di Calenzano erano presenti alla prima proiezione Luana Facchini Rosi ed Enzo Brunetti (nel film sono mostrati documenti inediti), mentre per Barbiana sono arrivati a San Casciano gli allievi Piero Cantini e la volontaria Annalisa Mensi Calderai. Presente anche l’attrice Gianna Giachetti, indimenticata interprete di Eda, la perpetua di don Milani, nel film che ha visto Sergio Castellitto protagonista.
Il docufilm, ricorda la regista, al suo secondo documentario (il primo, d’esordio è Un luogo infinito, dedicato alla Certosa di Firenze) è stato reso possibile grazie alla collaborazione con la Fondazione don Lorenzo Milani (Presidente Agostino Burberi e vicepresidente Lauro Seriacopi) e il Comitato per il Centenario della nascita (Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica italiana), Presidente on. Rosy Bindi, con la promozione della Misericordia di San Casciano in collaborazione con la Misericordia di Montespertoli e l’archivista Giulio Cesare Bucci. Un ringraziamento anche all’Arcidiocesi di Firenze, alle Parrocchie di Montespertoli, San Casciano in Val di Pesa, Sant’Andrea in Percussina, San Donato a Calenzano, Vicchio.
DON MILANI DOMANI TUTTO è POSSIBILE
Promosso dalla Misericordia di San Casciano in Val di Pesa in collaborazione con la Misericordia di Montespertoli
L’evento è stato Patrocinato da Regione Toscana, Città Metropolitana di Firenze e dai Comuni di San Casciano in Val di Pesa, Montespertoli, Vicchio, Calenzano, Sesto Fiorentino
Produzione, regia e montaggio di Giovanna M. Carli riprese e montaggio di Valerio Ricci Musiche originali di Giovanni Tancredi Tafani
Al docufilm hanno partecipato per l’Introduzione Marco Poli, Governatore dell’Arciconfraternita di Misericordia di San Casciano in Val di Pesa, Firenze Elisabetta Masti, vicesindaca del Comune di San Casciano On. Rosy Bindi (Presidente del Comitato per il Centenario dalla nascita di don Milani, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica italiana) Filippo Carlà Campa (Sindaco di Vicchio) Leandro Lombardi (Presidente del centro-documentazione-don-lorenzo-milani-scuola-di-Barbiana) Don Andrea Bigalli, Parroco di Sant’Andrea in Percussina don Maurizio Pieri, Parroco di Vicchio
Nel docufilm sono stati intervistati:
Giulio Cesare Bucci, Governatore della Misericordia di Montespertoli Valeria Milani Comparetti, nipote di Lorenzo Milani, figlia di Adriano, il fratello maggiore di don Milani Renzo Pulidori, Parroco emerito di San Casciano in Val di Pesa Don Silvano Nistri, parroco, “emerito” della pieve di San Martino a Sesto Fiorentino Graziano Latini, committente del murale dedicato a Don Milani, a Montespertoli Don Alfredo Amerighi, Parroco di San Donato a Calenzano Luana Facchini Rosi, Parrocchiana di don Milani a Calenzano Enzo Brunetti, allievo di don Milani a Calenzano Agostino Burberi, Presidente della Fondazione don Lorenzo Milani Fiorella Tagliaferri, allieva di Don Milani a Barbiana Lauro Seriacopi, VICEPresidente della Fondazione don Lorenzo Milani Piero Cantini, allievo di don Milani a Barbiana Catia Gonnella, volontaria della Fondazione don Lorenzo Milani Aldo Bondi, volontario Fondazione don Lorenzo Milani Gianna Giachetti, attrice e autrice di un libro sulla sua vita, fresco di stampa, indimenticata interprete della governante Eda nel film su Don Milani interpretato da Sergio Castellitto Annalisa Mensi Calderai, volontaria Fondazione don Lorenzo Milani
Hanno partecipato al docufilm anche le studentesse e gli studenti dell’I.C. Il Principe Ginevra Aldini, Lucrezia Bassi, Rafael Behar, Linda Belli, Yuri Berti, Olivia Ciarla, Giulio Degl’Innocenti, Giacomo Dini, Chiara Fissi, Mia Fulceri, Rebecca Geri, Guido Gherardini, Andrea Ghiandelli, Eleonora Lazzeri, Giovanna Madiai, Ester Martinucci, Tessa Niccolini, Niccolò Nuzzi, Giorgio Piccioli, Emily Scarlini
e i fratelli e le sorelle dell’Arciconfraternita della Misericordia di San Casciano in Val di Pesa
Si ringraziano tutti coloro che hanno collaborato al progetto “Don Milani Domani” Arcidiocesi di Firenze, le Parrocchie di Montespertoli, San Casciano in Val di Pesa (don Massimiliano Gori), Sant’Andrea in Percussina, San Donato a Calenzano, Vicchio
Un ringraziamento al Cavaliere Vieri Lascialfari, al dottor Paolo Rappuoli, alla professoressa Franca Righini, al signor Palmiro Sassetti, e un grazie particolare all’Eremo di Lecceto e alla proprietà di Villa La Gigliola (signora Anna Piazzini).
Spettacolo al Teatro Niccolini di San Casciano in Val di Pesa.
Progetto ideato e curato da Giovanna M. Carli (soggetto), di e con Tiziana Giuliani (scrittura scenica e drammaturgica), con la partecipazione di Giovanna M. Carli, musiche dal vivo di Agata Smeralda Petrognani, le musiciste del Corpo musicale Oreste Carlini, il Coro dell’Accademia Amedeo Bassi diretto dal Maestro Massimo Annibali.
In un’intervista, rilasciata nel 2004 affermava che “Bisogna esser combattivi nella vita, anche nella scienza. Anche in famiglia: la famiglia si fa in due ed in due bisogna sopportarne il peso. Sono le donne che devono pretenderlo, perché al mondo chi ha meno diritti deve conquistarseli”.
Nata alla vigilia del ventennio fascista Hack era bambina solitaria e spesso era il padre compagno di giochi, quel padre licenziato quando lei aveva quattro o cinque anni perché non iscritto al partito fascista e che, per questa ragione non ebbe mai più un lavoro fisso.
Era la madre a mantenere la famiglia: diplomatasi all’Accademia di Belle Arti, dipingeva miniature dei quadri degli Uffizi che vendeva ai turisti. L’arte entra nella vita di Margherita e con essa l’orgoglio di manifestare il proprio pensiero ma per questo patirne le conseguenze. Un diritto negato. Da grande, la scienziata Hack, fa della libertà di pensiero la propria bandiera. Laica e materialista, sostenitrice del pensiero libero e della libera scienza, diventa astrofisica, come amava ricordare, un po’ per caso…Questa scrittura drammaturgica di Tiziana Giuliani su soggetto di Giovanna M. Carli, restituisce il racconto della vita fuori dagli schemi di una grande ricercatrice. Donna, prima di tutto, libera, paladina tenace ed appassionata, del metodo scientifico contro tante forme di superstizione e irrazionalismo. Amante della libertà e dell’animale da compagnia che meglio la incarna: il gatto. Margherita Hack torna a San Casciano, paese del Chianti di cui è cittadina onoraria dall’8 agosto 2008 e “torna da protagonista con i gatti che ha tanto amato – sottolinea Carli – e con la sua bicicletta. Perché con Tiziana Giuliani raccontiamo la vita viva di una donna straordinaria”.
Tra i temi della narrazione scenica anche l’importanza della scienza al servizio della pace contro ogni forma di violenza. “L’astronomia ci ha insegnato che non siamo il centro dell’Universo, come si è pensato a lungo e come qualcuno ci vuol far pensare anche oggi. Siamo solo un minuscolo pianeta attorno a una stella molto comune. – afferma Margherita Hack – Noi stessi, esseri intelligenti, siamo il risultato dell’evoluzione stellare, siamo fatti della materia degli astri. Non dimentichiamolo mai, portiamo rispetto al cosmo, a ogni singolo essere umano e vivente”, quel rispetto grazie al quale tutti hanno diritto di manifestare la propria opinione senza censure e dubitare sempre anche del fatto che le stelle siano fuoco…
Il primo docu film, da un’idea di Giovanna M. Carli
Un Luogo Infinito: La Certosa di Firenze
Sabato 17 dicembre 2022 alle ore 17.00 presso la Certosa di Firenze avrà luogo la proiezione in prima assoluta del docufilm “Un Luogo Infinito. La Certosa di Firenze” di Media Soluzioni SNC e Giovanna M. Carli, con la partecipazione di Antonio Natali, voce narrante Sandro Lombardi e musiche originali di Maria Socci.
La proiezione sarà preceduta dalla presentazione alle ore 15,00 dei lavori, che hanno portato al superamento delle barriere architettoniche con la realizzazione di un ascensore nella corte posta tra Palazzo Acciaioli e la chiesa di Santa Maria, al fine di consentire l’accessibilità al livello superiore del palazzo e del complesso monastico. Interverranno il Cardinale Giuseppe Betori (Arcivescovo di Firenze), Giovanni Salvia (Provveditore per il Provveditorato Interregionale alle OO.PP. Toscana-Marche-Umbria), Antonella Ranaldi (Soprintendente per la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Firenze e per le province di Pistoia e Prato), Don Carmelo Mezzasalma (Superiore della Comunità di San Leolino) e Valerio Tesi (oggi Soprintendente per la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Pisa e Livorno) che segue da sempre i lavori per conto della Soprintendenza fiorentina.
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Il docufilm “Un Luogo Infinito” prende spunto dall’idea di costruire la Certosa di Firenze come segno di immortalità da parte Niccolò Acciaioli, nato al Castello di Montegufoni di Montespertoli, ricco banchiere fiorentino del Trecento, Gran Siniscalco del Regno di Napoli e Viceré di Puglia. Il ricco e potente Acciaioli concepì annesso alla Certosa anche un “Palazzo agli Studi”, per studenti laici in teologia, diritto canonico e filosofia, edificio in cui ritirarsi una volta anziano, vera e propria eccezione rispetto alle altre Certose. Il racconto è consegnato alla fruizione del pubblico dalle parole di studiosi, uomini di fede e storici dell’arte, per la regia Luigi Dell’Elba, attraverso una narrazione appassionata, dove si susseguono, secondo un percorso temporale, le vite dei personaggi e le opere degli artisti che da qui sono passati, insieme a particolari inusuali e stanze “misteriose e segrete”, celate agli sguardi dei frequentatori abituali. Persone e personaggi, non solo uomini famosi, ma anche semplici monaci e persone comuni che la Certosa ha cambiato o aiutato a cambiare spiritualmente.
Un’unica donna, la sorella del fondatore, Lapa, di cui rimane, scolpita per sempre nel marmo, il ritratto nella lastra tombale vicina al padre e al nipote, a memento di una grandezza vissuta a fianco del fratello, di cui parla la storica dell’arte Giovanna M. Carli. Il docufilm è stato girato nei tre anni complessi della pandemia.
Lavorare in Certosa è stato momento di grande raccoglimento e riflessione. Uno degli episodi narrati è quello del Pontormo che, durante la peste del 1522, si ritirò in “quel silenzio”, fonte di dialogo con se stesso e la propria creatività e dipinse cinque mirabili affreschi su “La Passione di Cristo”, conservati oggi nella Pinacoteca di Palazzo Acciaioli, di cui tratta lo storico dell’arte Antonio Natali. Lo storico Giovanni Leoncini parla dell’infinità dello spazio della Certosa e la sua chiusura verso il mondo esterno, che hanno fortemente contribuito a plasmare le persone che vi hanno vissuto. La Certosa, però, divenne da subito, ed è rimasta nei secoli, un luogo “Infinito” che favorisce e seconda la condizione di oblio e di ricercato isolamento dell’uomo, come sottolinea il monaco Guidalberto Bormolini: il momento essenziale della vita spirituale è la cella dove il monaco prega,medita e lavora manualmente, e mangia. Sulla dieta “certosina” è Donatella Lippi, storica della medicina e bioetica dell’Università degli Studi di Firenze, a svelare molte curiosità e notizie interessanti.
Il racconto prosegue e giunge al XVIII secolo. Papa Pio VI e papa Pio VII, “prigionieri” di Napoleone furono costretti a trasferirsi in Francia, e si fermarono in Certosa rispettivamente nel 1798 e nel 1809. Del periodo napoleonico riferisce Carmelo Mezzasalma, scrittore e Superiore della Comunità di San Leolino. La Certosa fu fonte di ispirazione anche per il giovane Le Corbusier che, dopo averla visitata scrisse ai genitori e al suo maestro Charles di aver trovato la soluzione al problema della casa per gli operai, fondando il concetto abitativo sul modello monastico scoperto proprio alla Certosa del Galluzzo, come ricorda l’architetto Valerio Tesi. Le foto della guerra scorrono inesorabili e il tempo passa lasciando il velo di antiche vestigia nei colori e nelle forme delle stagioni, mentre la regia sceglie la lentezza per ottenere un effetto di tranquillità e di pace, interrotto da piccoli rumori come il rintocco di una campana che segna il cambio dell’ora, il crepitio della fiamma di una candela verso sera, quasi notte, il frinire delle cicale d’estate e poi il vento, ma anche la pioggia, la neve…Librarsi in alto grazie alle vedute aeree con quell’afflato verso il Divino mentre la musica, originale, composta per l’occasione da Maria Socci, arriva a toccare l’intensità emotiva armonizzando con le immagini che catturano l’occhio dello spettatore. Imprime ulteriore intensità la voce calda e discreta dell’attore Sandro Lombardi. Lo spettatore vedrà questo luogo divenire infiniti luoghi, inediti, cangianti nella luce e nella forma, colto durante il corso della giornata e nel corso delle stagioni, fino all’eternità.
SCHEDA TECNICA Titolo: Un Luogo Infinito. La Certosa di Firenze, sogno di immortalità Da un’idea di Giovanna M. Carli Regia: Luigi M. dell’Elba Durata: 53’ Produzione: Media Soluzioni SNC, Art&Craf, Giovanna M. Carli Distribuzione Italia: Berta Film SRL Sceneggiatura: Giovanna M. Carli e Alessio Venturini Voce narrante: Sandro Lombardi Voce Acciaioli – Vasari: Wolfango Tedeschi Attori: Maria Campori, Andrea Casini, Mario Cito, Teresa Cito, Nicola Magno Fotografa: Luigi dell’Elba Musiche Originali: Maria Socci Suono: Tokuhiko Katayama Montaggio: Stefano Murana Post-produzione audio: Flat Recording Studio Color Correction: Stefano Murana Foto di scena: Emma dell’Elba Consulenze e interventi: Guidalberto Bormolini, Giovanna M. Carli, Giovanni Leoncini, Donatella Lippi, Maria Maugeri, Carmelo Mezzasalma, Antonio Natali, Valerio Tesi, Stefano Murana In collaborazione con: Regione Toscana, Comune di Firenze, Comune di Montespertoli, Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, Archivio di Stato di Firenze, Comunità di San Leolino, Archivio fotografico del Galluzzo di Lorenzo Scacciati, Associazione Napoleonica d’Italia, Castello di Montegufoni
San Casciano in Val di Pesa, Firenze – Festa della Toscana 2021
Biblioteca Comunale, sabato 7 maggio 2022, ore 18
San Casciano in Val di Pesa, Firenze – La conferenza performance ideata e curata da Giovanna M. Carli per esprimere con forza il no ai linguaggi d’odio, in occasione della Festa della Toscana 2021, sarà presentata sabato 7 maggio 2022 alle ore 18. L’evento, organizzato dalla Biblioteca comunale di San Casciano in Val di Pesa, in compartecipazione con il Consiglio regionale della Toscana consta della presenza straordinaria dell’attrice e drammaturga Tiziana Giuliani che ne ha curato la scrittura drammaturgica.
Il primo ritratto di donna è affidato a Maura Masini, assessora alla Cultura del Comune sancascianese, che interesserà il pubblico con un cameo dedicato all’Elettrice Palatina, Anna Maria Luisa de’ Medici (1677-1743) in cui ribadirà l’importanza dell’amministratrice, ultima discendente del suo casato, che con un atto coraggioso (Il Patto di famiglia) ha lasciato a tutti noi la possibilità di ammirare il patrimonio storico artistico che altrimenti sarebbe andato disperso.
Giovanna M. Carli, insieme alle giovani del Teatro dei Passi (Martina Ricci, Martina Ciani, Giorgia Frosecchi) dirette da Tiziana Giuliani, ricorderà poi Plautilla Nelli (Polissena Margherita de’ Nelli), la prima artista donna a Firenze, nata nel 1524 e morta nel 1588, che prese i voti quattordicenne.
Si passerà poi, come in una macchina del tempo fantastica, all’Ottocento, per conoscere la straordinaria figura di Florence Nightingale a cui la curatrice dell’evento ha dedicato un ebook nel 2020, in occasione dei duecento anni dalla nascita della fondatrice dell’assistenza infermieristica moderna.
Un no all’odio che scatena aggressioni e guerre giunge con forza dal ritratto di Margherita Hack, Cittadinanza Onoraria del Comune di San Casciano in Val di Pesa (8 agosto 2009) “Cerchiamo di vivere in pace…rigettiamo con forza ogni forma di violenza, di sopraffazione, la peggiore delle quali è la guerra.” Il flauto traverso di Agata Smeralda Petrognani, accompagnerà l’intero evento.
Chiude la serie di ritratti al femminile l’omaggio alla poetessa Cristina Campo, fiorentina d’adozione, scomparsa nel 1977, dopo aver cesellato parola dopo parola la vita, l’amore. A questa donna voce tra le più alte della poesia del Novecento, il Comune ha dedicato Largo Cristina Campo, situato all’altezza del parcheggio posto al termine di viale Garibaldi, lo scorso 5 giugno.
Ritratti di donne, dunque, che hanno speso la vita per scrivere, e vivere, parole di Pace.
Tiziana Giuliani e Giovanna M. Carli in pausa, durante le prove
Le parole dell’amore, Ritratti di donne Ideazione e cura di Giovanna M. Carli Evento in compartecipazione con il Consiglio regionale della Toscana per la Festa della Toscana 2021
Scrittura drammaturgica e interpretazione di Tiziana Giuliani Al flauto Agata Smeralda Petrognani Introduzione dell’Assessore alla Cultura, Maura Masini
Biblioteca Comunale, via Roma 37, San Casciano in Val di Pesa (Firenze) Sabato 7 maggio Ore 18:00 Ingresso gratuito, è gradita la prenotazione: 055 82 56 380 biblioteca@comune.san-casciano-val-di-pesa.fi.it