Giovanna M. Carli

Giuliano Ghelli. Genius Loci, Fiabe dipinte a cura di Giovanna M. Carli

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Giovanna M. Carli mentre interviene al vernissage della mostra, mettendo in evidenza i valori
della pittura di Giuliano Ghelli, ph. by Giodì, 2016, all rights reserved

 “Ho scelto la città di Pisa e in particolare un luogo come il San Michele degli Scalzi, per tributare un omaggio all’autore che, se in vita, avrebbe sicuramente trovato nella bellezza del luogo anche la particolarità. – così spiega Giovanna M. Carli, critica d’arte, ideatrice e curatrice della prima mostra dalla morte del maestro Ghelli e continua: “La torre campanaria della Chiesa, facciata incompiuta, parte inferiore rivestita di marmo pende, infatti, cinque gradi, un grado in più rispetto alla torre di Pisa. Questo equilibrio precario, resistentissimo, ricorda la vita dell’uomo, come ogni brano pittorico di Giuliano rammenta una ‘tranche de vie’ e ne riflette un momento peculiare vuoi quando narra una nuova fiaba partendo da quelle tradizionali, vuoi nell’omaggio ai propri padri spirituali, vuoi quando prende spunto da una propria lettura, da un incontro, da un viaggio”.


Ma la torre pende per un errore? Lo spiega il professor Grammaticus nella narrazione piana di Gianni Rodari, sottolineando la bellezza nella particolarità. 

Pisa, Piazza dei Miracoli

“Per caso, quella sera, c’era la luna. (Anzi, non per caso: c’era perché ci doveva essere). Al chiaro di luna la torre era così bella, pendeva con tanta grazia, che il professore rimase lì estatico a rimirarla e intanto pensava: – Ah, come sono belle, certe volte, le cose sbagliate!”.

Ed è sempre la forzatura del limite e il coraggio di andare verso il superamento di quello, l’oltre la siepe, cercando la singolarità grazie al proprio sguardo, diverso come diverso è lo sguardo di un artista, che coglie ciò che ai non-artisti rimane celato, quel ‘quid’ che tiene intriso di vivido colore il pennello di Ghelli.

Un’arte, la sua, messa al servizio degli altri, del pubblico, dei fruitori, per farli sognare e insieme, ripercorrere gli autori più amati, fonti inesauribili di ispirazione e di lezioni di vita. 

Torre campanaria della chiesa di San Michele degli Scalzi, ph. by Giodì, 2016, all rights reserved

Per cui cantare l’Itaca insieme a Costantino Kavafis è per Ghelli una dichiarazione di poetica:

“Se per Itaca – nella traduzione di Filippo Maria Pontani – volgi il tuo viaggio, / fa voti che ti sia lunga la via, / e colma di vicende e conoscenze. / Non temere i Lestrìgoni e i Ciclopi / oh Posidone incollerito: mai / troverai tali mostri sulla via, / se resta il tuo pensiero alto, e squisita / è l’emozione che ti tocca il cuore / e il corpo…”.

…oppure è un omaggio sublime alla poesia “Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale” di Eugenio Montale, dove i due personaggini, un altro ‘topos’ dell’opera ghelliana, a cui subito il riguardante dà credito, evocano gli ultimi tre versi della lirica:

 “Con te le ho scese perché sapevo che di noi due / le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, / erano le tue”.

Ritorna, quindi, il vedere oltre ciò che appare, quando la denotazione diventa connotazione. E nell’omaggio a Montale, Ghelli non mette niente di personale, ma solo, e sempre, un riferimento all’arte, compagna di vita e scandaglio per conoscere se stessi e comunicare agli altri la propria storia personale.

Andrea Ferrante, assessore alla cultura del Comune di Pisa e Giovanna M. Carli
nello scatto di Giodì, 2016, all rights reserved

Con gli occhi dell’arte, si vede ciò che rimane, appunto, al di là della leopardiana siepe. Con gli occhi del fanciullino di pascoliana memoria si usa l’analogia per accostare il piccolo al grande e viceversa, per giungere al cuore delle cose attraverso l’intuito, l’immediatezza e la suggestione, per cantare le piccole cose e attraverso quelle un’intera regione, per poi seguire Picasso che ha “…impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino”. 

Ed è alla luce dell’oggi che rileggo l’opera di Giuliano Ghelli, definendo quegli anni Novanta dechirichiani nel continuo omaggio, a parer mio, all’opera del 1912, quell’olio su tela, di collezione privata, intitolato Meditazione autunnale.

Giorgio de Chirico, Meditazione autunnale, 1912

“In un limpido pomeriggio autunnale – racconta Giorgio De Chirico – ero seduto al centro di una panca al centro della Piazza Santa Croce a Firenze…il sole autunnale, caldo e forte, rischiarava la statua e la facciata della chiesa. Allora ebbi la strana impressione di guardare quelle cose come per la prima volta, e la composizione del dipinto si rivelò all’occhio della mia mente”.

L’occhio della mente, una mente onirica e creativa, scandaglio selettivo e interpretativo della realtà che ci circonda, filtrato ancora con la grande lezione del grande metafisico.

Narrazioni fantastiche che ci fanno guardare a Alberto Savinio, al fratello di Giorgio de Chirico, e a L’isola dei giocattoli (1930), opere a cui Ghelli si dedica dopo l’incontro con Leonardo (“In viaggio con Leonardo”, catalogo edito dall’Harmand Hammer Center of Leonardo Studies dell’Università di Los Angeles, con testi di Carlo Pedretti, del 1992).

Alberto Savinio, L’isola dei giocattoli, 1930

Ed ecco le fiabe di Ghelli, numerose, gioiose, coloratissime dal cui novero non poteva mancare l’omaggio ad “Alice’s Adventures in Wonderland”, romanzo fantastico pubblicato per la prima volta nel 1865 da Lewis Carroll , nel delizioso acquerello Alice 2013, perché seguire il coniglio bianco e immergersi in un mondo fantastico è la scelta felice di Ghelli. Come lo è omaggiare uno dei maestri più amati: Italo Calvino: Il bosco del Barone Rampante 2000, Incontri del Barone Rampante 2009, ancora una volta, una dichiarazione di poetica da parte dell’autore che si ‘nasconde’ dietro il personaggio di Cosimo, lui stesso partecipando alla vita da una certa, necessaria distanza.

Pisa, Centro espositivo museale SMS, San Michele degli Scalzi. Un’immagine della mostra
“Giuliano Ghelli. Genius Loci, Fiabe dipinte”, ph. by Giodì, 2016, all rights reserved

Giuliano Ghelli sceglie le fiabe da narrare, con attenzione e cura dei dettagli e nell’impianto scenico si rivolge spesso a De Chirico. Il riferimento al padre della Metafisica è tanto palese quanto non scontato. Nelle opere dell’artista, quelle datate fine anni Ottanta e Novanta, l’omaggio al ‘pictor optimus’ è originalissimo. Ghelli disegna un repertorio di simboli costruendo con quegli stessi un alfabeto colorato e fantastico che ha molto a che fare con Alice, con Pinocchio, con il fantastico repertorio di segni e disegni intravisto con l’occhio dell’artista nel codice Hammer.

ph. by Giodì, 2016, all rights reserved

Fonte: courtesy Giovanna M. Carli

Copyright © 2016, Giovanna M. Carli, All rights reserved

Info

Pisa, Centro espositivo museale SMS, San Michele degli Scalzi
Via S. Michele degli Scalzi, 167, 56124 Pisa PI

“Giuliano Ghelli. Genius Loci, Fiabe dipinte”  ideazione e cura critica di Giovanna M. Carli.
Mostra realizzata in collaborazione con Consiglio regionale della Toscana, Comune di Pisa (Assessorato alla cultura),  Archivio Giuliano Ghelli, Associazione culturale Dedalus, APE (Arte Pensiero pErsone), MIR, Muse In Rete.

Vernissage: sabato 3 dicembre 2016, ore 18.30
Finissage: domenica 29 gennaio 2017

Dal martedì al venerdì 16.00-19.00
Sabato e domenica 11.00-19.00
(orario continuato)

Ingresso libero

Catalogo Polistampa

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