Credits: testo a cura di Lia Pardi Press, fotografia di Beatrice Carli, all rights reserved.
Categoria: Pisa
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Giuliano Ghelli, grande successo della mostra al San Michele degli Scalzi di Pisa

Andrea Ferrante, assessore alla Cultura del Comune di Pisa e Giovanna M. Carli,
critica d’arte e autrice, ph. copyright Giodì 2016, all rights reserved“Ho scelto la città di Pisa e in particolare un luogo come il San Michele degli Scalzi, per tributare un omaggio all’autore che, se in vita, avrebbe sicuramente trovato nella bellezza del luogo anche la particolarità. – così spiega Giovanna M. Carli, critica d’arte, ideatrice e curatrice della prima mostra dalla morte del maestro Ghelli e continua: “La torre campanaria della Chiesa, facciata incompiuta, parte inferiore rivestita di marmo pende, infatti, cinque gradi, un grado in più rispetto alla torre di Pisa. Questo equilibrio precario, resistentissimo, ricorda la vita dell’uomo, come ogni brano pittorico di Giuliano rammenta una ‘tranche de vie’ e ne riflette un momento peculiare vuoi quando narra una nuova fiaba partendo da quelle tradizionali, vuoi nell’omaggio ai propri padri spirituali, vuoi quando prende spunto da una propria lettura, da un incontro, da un viaggio”.
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Giuliano Ghelli. Genius Loci, Fiabe dipinte a cura di Giovanna M. Carli

Giovanna M. Carli mentre interviene al vernissage della mostra, mettendo in evidenza i valori
della pittura di Giuliano Ghelli, ph. by Giodì, 2016, all rights reserved“Ho scelto la città di Pisa e in particolare un luogo come il San Michele degli Scalzi, per tributare un omaggio all’autore che, se in vita, avrebbe sicuramente trovato nella bellezza del luogo anche la particolarità. – così spiega Giovanna M. Carli, critica d’arte, ideatrice e curatrice della prima mostra dalla morte del maestro Ghelli e continua: “La torre campanaria della Chiesa, facciata incompiuta, parte inferiore rivestita di marmo pende, infatti, cinque gradi, un grado in più rispetto alla torre di Pisa. Questo equilibrio precario, resistentissimo, ricorda la vita dell’uomo, come ogni brano pittorico di Giuliano rammenta una ‘tranche de vie’ e ne riflette un momento peculiare vuoi quando narra una nuova fiaba partendo da quelle tradizionali, vuoi nell’omaggio ai propri padri spirituali, vuoi quando prende spunto da una propria lettura, da un incontro, da un viaggio”.
Ma la torre pende per un errore? Lo spiega il professor Grammaticus nella narrazione piana di Gianni Rodari, sottolineando la bellezza nella particolarità.
Pisa, Piazza dei Miracoli “Per caso, quella sera, c’era la luna. (Anzi, non per caso: c’era perché ci doveva essere). Al chiaro di luna la torre era così bella, pendeva con tanta grazia, che il professore rimase lì estatico a rimirarla e intanto pensava: – Ah, come sono belle, certe volte, le cose sbagliate!”.
Ed è sempre la forzatura del limite e il coraggio di andare verso il superamento di quello, l’oltre la siepe, cercando la singolarità grazie al proprio sguardo, diverso come diverso è lo sguardo di un artista, che coglie ciò che ai non-artisti rimane celato, quel ‘quid’ che tiene intriso di vivido colore il pennello di Ghelli.
Un’arte, la sua, messa al servizio degli altri, del pubblico, dei fruitori, per farli sognare e insieme, ripercorrere gli autori più amati, fonti inesauribili di ispirazione e di lezioni di vita.

Torre campanaria della chiesa di San Michele degli Scalzi, ph. by Giodì, 2016, all rights reserved Per cui cantare l’Itaca insieme a Costantino Kavafis è per Ghelli una dichiarazione di poetica:
“Se per Itaca – nella traduzione di Filippo Maria Pontani – volgi il tuo viaggio, / fa voti che ti sia lunga la via, / e colma di vicende e conoscenze. / Non temere i Lestrìgoni e i Ciclopi / oh Posidone incollerito: mai / troverai tali mostri sulla via, / se resta il tuo pensiero alto, e squisita / è l’emozione che ti tocca il cuore / e il corpo…”.
…oppure è un omaggio sublime alla poesia “Ho sceso dandoti il braccio almeno un milione di scale” di Eugenio Montale, dove i due personaggini, un altro ‘topos’ dell’opera ghelliana, a cui subito il riguardante dà credito, evocano gli ultimi tre versi della lirica:
“Con te le ho scese perché sapevo che di noi due / le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, / erano le tue”.
Ritorna, quindi, il vedere oltre ciò che appare, quando la denotazione diventa connotazione. E nell’omaggio a Montale, Ghelli non mette niente di personale, ma solo, e sempre, un riferimento all’arte, compagna di vita e scandaglio per conoscere se stessi e comunicare agli altri la propria storia personale.

Andrea Ferrante, assessore alla cultura del Comune di Pisa e Giovanna M. Carli
nello scatto di Giodì, 2016, all rights reservedCon gli occhi dell’arte, si vede ciò che rimane, appunto, al di là della leopardiana siepe. Con gli occhi del fanciullino di pascoliana memoria si usa l’analogia per accostare il piccolo al grande e viceversa, per giungere al cuore delle cose attraverso l’intuito, l’immediatezza e la suggestione, per cantare le piccole cose e attraverso quelle un’intera regione, per poi seguire Picasso che ha “…impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino”.
Ed è alla luce dell’oggi che rileggo l’opera di Giuliano Ghelli, definendo quegli anni Novanta dechirichiani nel continuo omaggio, a parer mio, all’opera del 1912, quell’olio su tela, di collezione privata, intitolato Meditazione autunnale.

Giorgio de Chirico, Meditazione autunnale, 1912 “In un limpido pomeriggio autunnale – racconta Giorgio De Chirico – ero seduto al centro di una panca al centro della Piazza Santa Croce a Firenze…il sole autunnale, caldo e forte, rischiarava la statua e la facciata della chiesa. Allora ebbi la strana impressione di guardare quelle cose come per la prima volta, e la composizione del dipinto si rivelò all’occhio della mia mente”.
L’occhio della mente, una mente onirica e creativa, scandaglio selettivo e interpretativo della realtà che ci circonda, filtrato ancora con la grande lezione del grande metafisico.
Narrazioni fantastiche che ci fanno guardare a Alberto Savinio, al fratello di Giorgio de Chirico, e a L’isola dei giocattoli (1930), opere a cui Ghelli si dedica dopo l’incontro con Leonardo (“In viaggio con Leonardo”, catalogo edito dall’Harmand Hammer Center of Leonardo Studies dell’Università di Los Angeles, con testi di Carlo Pedretti, del 1992).

Alberto Savinio, L’isola dei giocattoli, 1930 Ed ecco le fiabe di Ghelli, numerose, gioiose, coloratissime dal cui novero non poteva mancare l’omaggio ad “Alice’s Adventures in Wonderland”, romanzo fantastico pubblicato per la prima volta nel 1865 da Lewis Carroll , nel delizioso acquerello Alice 2013, perché seguire il coniglio bianco e immergersi in un mondo fantastico è la scelta felice di Ghelli. Come lo è omaggiare uno dei maestri più amati: Italo Calvino: Il bosco del Barone Rampante 2000, Incontri del Barone Rampante 2009, ancora una volta, una dichiarazione di poetica da parte dell’autore che si ‘nasconde’ dietro il personaggio di Cosimo, lui stesso partecipando alla vita da una certa, necessaria distanza.

Pisa, Centro espositivo museale SMS, San Michele degli Scalzi. Un’immagine della mostra
“Giuliano Ghelli. Genius Loci, Fiabe dipinte”, ph. by Giodì, 2016, all rights reservedGiuliano Ghelli sceglie le fiabe da narrare, con attenzione e cura dei dettagli e nell’impianto scenico si rivolge spesso a De Chirico. Il riferimento al padre della Metafisica è tanto palese quanto non scontato. Nelle opere dell’artista, quelle datate fine anni Ottanta e Novanta, l’omaggio al ‘pictor optimus’ è originalissimo. Ghelli disegna un repertorio di simboli costruendo con quegli stessi un alfabeto colorato e fantastico che ha molto a che fare con Alice, con Pinocchio, con il fantastico repertorio di segni e disegni intravisto con l’occhio dell’artista nel codice Hammer.

ph. by Giodì, 2016, all rights reserved Fonte: courtesy Giovanna M. Carli
Copyright © 2016, Giovanna M. Carli, All rights reserved
Info
Pisa, Centro espositivo museale SMS, San Michele degli Scalzi
Via S. Michele degli Scalzi, 167, 56124 Pisa PI“Giuliano Ghelli. Genius Loci, Fiabe dipinte” ideazione e cura critica di Giovanna M. Carli.
Mostra realizzata in collaborazione con Consiglio regionale della Toscana, Comune di Pisa (Assessorato alla cultura), Archivio Giuliano Ghelli, Associazione culturale Dedalus, APE (Arte Pensiero pErsone), MIR, Muse In Rete.Vernissage: sabato 3 dicembre 2016, ore 18.30
Finissage: domenica 29 gennaio 2017Dal martedì al venerdì 16.00-19.00
Sabato e domenica 11.00-19.00
(orario continuato)Ingresso libero
Catalogo Polistampa
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Toulouse‐Lautrec. Luci e ombre di Montmartre

Giovanna M. Carli in visita alla mostra “Toulouse‐Lautrec. Luci e ombre di Montmartre”, 14 febbraio 2016 “Nella sua opera non si trova un solo viso umano di cui non abbia volutamente sottolineato il lato
spiacevole (….) era un osservatore implacabile ma il suo pennello non mentiva ”così il noto
giornalista Arthur Huc descrive l’arte di Henri de Toulouse‐Lautrec.La mostra, curata da Maria Teresa Benedetti, si avvale del patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, della Regione Toscana e del Comune di Pisa ed è organizzata dalla Fondazione Palazzo Blu in collaborazione con MondoMostre. Il catalogo della mostra, edito da Skira Editore, raccoglie per la prima volta in lingua italiana l’opera grafica completa dell’artista.
L’esposizione presenta al grande pubblico la straordinaria avventura umana e artistica di Henri de Toulouse‐Lautrec, uno dei “giganti” dell’arte europea, con opere provenienti da importanti collezioni pubbliche e private francesi e internazionali. Oltre 180 opere in mostra per raccontare l’artista di Albi: l’intera raccolta dei suoi più celebri manifesti, numerosi disegni, un’attenta selezione di dipinti e, per la prima volta in Italia, una delle più complete collezioni della sua opera grafica, composta da prime edizioni e numerose
litografie con dediche originali dell’artista.
Attraverso la sua produzione Lautrec è riuscito, più di chiunque altro, a descrivere e caratterizzare una città, i colori di una generazione e, più in generale, il vero stile di vita della Parigi di fine Ottocento, la Parigi del Moulin Rouge, di Montmartre e delle maison closes. La sua arte si dedica a rappresentare un’umanità circoscritta, di cui condivide gioie e angustie, eccessi e debolezze; il suo è un universo popolato da personaggi stravaganti e pittoreschi, ritratti con intensità e furore.
Dal 1891 al 1901 Lautrec realizza 351 litografie, 28 delle quali sono i celebri manifesti che
l’hanno reso famoso.“Toulouse ‐ Lautrec. Luci e ombre di Montmartre”, è il titolo scelto per la mostra, perché è proprio nel cuore del quartiere di Montamartre, dove ancora oggi è possibile ammirare le vetrate di quello che fu il suo atelier, che Lautrec diventa l’anima di Montmartre. È qui che dipinge alcuni dei suoi più importanti lavori: la perentorietà grandiosa della quadrille naturaliste di Louise Weber, più nota come la Goulue, diva
indiscussa del Moulin Rouge, la tensione delle membra sottili e nervose di Jane Avril, la raffinata ironia dei tratti di Yvette Guilbert, il fascino del bolero di Marcelle Lender, il vortice dei veli della Loïe Fuller. Lautrec con la sua opera consegna alla storia le vedettes del mondo gioioso e decadente della Belle Époque.
Lautrec, che vive nei bordelli, che studia la nudità per mutarla in arte, in colore, nel fondo viola o blu elettrico dei suoi enormi manifesti, è il maestro di capolavori dotati di uno sperimentalismo che spalancherà le porte all’avvento della modernità e all’uso della rappresentazione artistica come veicolo pubblicitario. Non è difficile immaginarlo nelle strade di Parigi nei suoi vagabondaggi febbrili, con compagni come Degas, Bonnard o Van Gogh. A Degas, conosciuto nel 1884, egli deve il gusto delle inquadrature di tipo
fotografico con le quali registra la fisionomia del corpo umano. Ma se Degas è un oggettivo e talvolta spietato analista, Lautrec ama i toni forti e la caricatura esprimendo sempre un sentimento di solidarietà nella crudezza delle immagini. Con Degas condivide l’audacia della concezione formale, l’eliminazione del mito della perfezione, la coscienza della fine della forma identificata con la bellezza. Entrambi colgono con toni
crudi e vena narrativa una diversa forma di bellezza, la lussuria, la decadenza. In mostra sono esposti due disegni di Edgar Degas, Femme nue s’essuyant e Petit danseuse, che raccontano il rapporto tra i due artisti e il valore poetico che rincorrevano nel catturare nella descrizione dei corpi alcune gestualità femminili. È invece insieme a Bonnard che Lautrec concorre, con le sue litografie colorate, al rinnovamento
dell’incisione. Illustra album, opere letterarie, testi musicali, elimina ogni distanza fra le varie manifestazioni, istituisce un rapporto fecondo tra grafica e pittura. Nel 1889 Bonnard disegna un manifesto per l’apertura del Moulin Rouge, due anni più tardi Lautrec realizza, a sua volta, uno dei capolavori del genere.
La presenza a Parigi di Vincent Van Gogh, conosciuto nel 1886 nello studio di Cormon, si rivela particolarmente incisiva; è grazie a Van Gogh che Lautrec si avvicina al giapponismo, influsso che rimarrà poi una costante nel tratto dell’artista. Diversi sono gli esempi che possiamo trovare in mostra come nel manifesto dedicato al “Divan Japonais” (1892/1893) dominato dalla figura scura nettamente delineata di Jane Avril o nel manifesto dedicato all’attore “Caudieux”(1893).
Henri‐Marie‐Raymond de Toulouse‐Lautrec (Albi 1864) appartiene ad un’antica famiglia aristocratica del sud della Francia, quella dei Conti di Toulouse. Riporta nel fisico le conseguenze dei frequenti matrimoni tra consanguinei e nasce con un fisico compromesso. A peggiorare le sue già precarie condizioni di salute, contribuiscono due cadute che in meno di due anni provocano al giovane la rottura di entrambe le gambe; i
suoi arti inferiori smettono di crescere facendo si che la sua statura non superi nemmeno in età adulta il metro e mezzo circa. Le sue condizioni fisiche gli impediscono di svolgere le più diverse attività, spingendolo a rifugiarsi nella sua arte. La sua prima produzione rappresenta per lo più scene di caccia, di vita nobiliare, cani e cavalli. Inizia vari apprendistati presso gli studi di Alexandre Cabanel, Lèon Bonnat e Fernand Cormon ed
inizia a frequentare il quartiere di Montmartre che influenzerà in maniera profonda la sua arte. La sua celebrità cresce velocemente e le più importanti riviste gli commissionano illustrazioni, su tutte il Figaro Illustré, il Courrier Francais o la Revue blanche. In poco tempo Toulouse‐Lautrec viene definito l’anima di Montmartre e rappresenta nelle sue opere le scene di vita al Moulin Rouge, nei locali, nei teatri e
soprattutto nelle celebri “maison closes”. Negli ultimi anni di vita, debilitato e allo stremo delle forze, ripropone nella sua opera temi vivi fin dalla giovinezza, come gli animali, il circo, i cavalli ed esperienze dell’ultima stagione della sua vita. Muore il 9 settembre 1901, poco prima di compiere 37 anni.Il percorso espositivo della mostra si sviluppa in cinque sezioni: la prima “Le star – luci e colori di Montmartre” è dedicata ai protagonisti e alla vita nel quartiere di Montmarte e comprende i più noti manifesti realizzati dall’artista, tra i quali, il Moulin Rouge, La Goulue, di cui sono sopravvissuti pochi esemplari nel suo stato originario, i manifesti dedicati ad Aristide Bruant, rude chansonnier d’avanguardia che commissiona a Lautrec alcuni manifesti dei suoi spettacoli al locale Ambassadeur, in cui si esibisce. E ancora, La Clownesse au Moulin Rouge (1897) e Yvette Guilbert (1893). Oltre ai manifesti in questa sezione sono esposte le raffinate litografie a colori, e alcuni dipinti a olio su cartone, come la splendida Femme Assise del 1893.
La seconda sezione “Il Teatro, l’opera e lo spettacolo d’avanguardia” comprende una serie di opere dedicate dall’artista agli spettacoli teatrali, di cui è un assiduo frequentatore. Oltre a rappresentare gli attori, Lautrec si concentra anche sullo spettacolo che si svolge nei palchi, nei corridoi e nel ridotto dei teatri parigini, come testimoniano la Loge au mascaron doré, litografia del 1894, e la litografia a colori La
grande Loge (1896) in cui viene rappresentata la commedia per eccellenza, quella della convenzione sociale, di cui Lautrec è uno degli interpreti più mirabili. “Il Grande pubblicitario” è la terza sezione, in cui viene esplorato il Lautrec pubblicitario, con le opere grafiche da lui realizzate per pubblicizzare e illustrare gli
oggetti più vari. Tra le opere in mostra il celebre manifesto La Chaîne Simpson del 1896, utilizzato per reclamizzare una nota marca di catene per biciclette e il manifesto Confetti del 1894, in cui pubblicizza i coriandoli di carta sparsi sulla protagonista da mani guantate. Esposto in questa sezione l’olio su cartone Soldat anglais fumant la pipe, enigmatico dipinto proveniente dal Museo Toulouse Lautrec di Albi.
“Maison closes” è la quarta sezione della mostra dedicata principalmente alla serie di undici litografie che compongono l’album Elles, realizzato nel 1896, nel quale l’artista racconta la vita quotidiana delle prostitute, da cui è profondamente colpito. In questa serie è molto forte l’influenza del giapponismo e dell’opera di Degas; tra le opere in mostra, oltre alle unidici litografie dell’album, il dipinto su cartone Femme se frisant del
1891, in cui l’artista ritrae una donna di spalle nell’atto di sistemare l’acconciatura e il dipinto di Pierre Bonnard, Nu au tab del 1903.
La quinta sezione “Nel segno. Le passioni”, raccoglie una serie di litografie e dipinti dedicati ai temi cari all’uomo Toulouse Lautrec, in cui si coglie la straordinaria versatilità creativa dell’artista: i cavalli, il circo, incontri e temi di vita quotidiana, sono i soggetti rappresentati. Tra le opere le Jockey, litografia del 1899 in cui Lautrec riprende il tema a cui si era dedicato nelle prime opere giovanili delle corse e dei cavalli; Il
Granchio che mangia una razza, acquarello su cartone del 1893 e l’opera su cartone
Monsieur Tapiè de Celeyran a caccia. Il percorso espositivo è arricchito da una selezione di opere degli Italiens de Paris, capolavori di grandi maestri italiani, tra cui Boldini, Natali, Zandomeneghi e Macchiati che,
per stile o tematiche, si sono ispirati all’arte di Toulouse‐Lautrec. Tra queste il celebre Moulin de la Galette di Federico Zandomeneghi.SCHEDA TECNICA
Titolo: Toulouse‐Lautrec. Luci e ombre di Montmartre
Con il patrocinio: Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Regione Toscana
Comune di Pisa
Curatore: Maria Teresa Benedetti
Organizzazione: Fondazione Palazzo Blu, MondoMostre
Con il contributo: Fondazione Pisa
Sede: Pisa, BLU | Palazzo d’arte e cultura Fondazione Palazzo Blu, Lungarno
Gambacorti 9
Date della mostra: 16 ottobre 2015 – 14 febbraio 2016
Orari: Lunedì‐Venerdì 10.00 ‐ 19.00, Sabato‐Domenica e festivi 10.00 ‐ 20.00
Ingresso: intero € 10,00 con audioguida
Info: http://www.mondomostre.it
http://www.palazzoblu.org
http://www.toulouselautrec‐pisa.it -
Come si diventa famosi? Le strategie del bello e dannato
Dedo non è stato brillante agli esami, il che non mi ha affatto sorpresa, avendo studiato malissimo tutto l’anno. Il primo agosto inizia un corso di disegno cosa di cui ha grande desiderio da lungo tempo. Si vede già pittore».
Agosto 1898 ‐ Eugénie Garsin (madre di Modigliani)Pochi uomini hanno incarnato come Modigliani il mito romantico dell’artista geniale e
trasgressivo. “Modì”, l’artista maledetto dalla vita dissoluta, il bellissimo dandy dai tanti amori, il genio incompreso che si rifugiava nel vino e nell’assenzio la cui storia è breve ma intensa,
drammatica e memorabile.Tutti coloro che posarono per lui dissero che essere ritratti da Modigliani era come farsi spogliare
l’anima.In mostra un corpus di circa 100 opere, 70 provenienti dal Centre Pompidou di Parigi e oltre 30 appartenenti alle principali collezioni pubbliche e private, italiane e straniere, in particolare, cinque straordinari Modigliani provenienti dal Musée de l’Orangerie di Parigi che ha accettato di prestare tutte le opere dell’artista livornese della collezione Jean Walter e Paul Guillaume.
La mostra ricrea l’atmosfera culturale in cui maturò la straordinaria ed entusiasmante esperienza
della pittura dell’epoca e la vicenda artistica di Modigliani dal periodo della sua formazione a
Livorno fino al suo trasferimento a Parigi.L’esposizione si apre con una sezione dedicata a Modigliani in l’Italia, per raccontare l’inizio, la famiglia, Livorno, gli studi non facili, la malattia e la vocazione precoci, la difficoltà a seguire le regole della comunità ebraica cittadina, tutti elementi che contribuirono a rendere travagliata la sua infanzia. E poi la sua vita.
Agli anni parigini e agli artisti suoi contemporanei è dedicata la sala de La cerchia di
amici, presenti in mostra i grandi capolavori di artisti dell’epoca e compagni di avventure a
Montparnasse tra i quali Chaim Soutine, con il suo “Ritratto dello scultore Oscar Miestchaninoff”, che accolse Soutine nel suo studio di Montparnasse, Pablo Picasso, Marc Chagall, con “La Coppia”,
dipinto risalente al periodo di Vitebsk, Fernand Léger Maurice Utrillo, Suzanne Valadon, Raoul
Dufy, Juan Gris, Gino Severini e ancora Jacques Lipchitz.Infine a chiusura dell’esposizione uno spazio dedicato agli innumerevoli disegni che Modigliani ha
prodotto nel corso del suo intero percorso artistico, dall’età di 14 anni quando lavorava a Livorno
nell’atelier di Guglielmo Micheli, fino agli ultimi anni della sua vita. In mostra i suoi celebri nudi, come “Nudo femminile seduto”, che a livello temporale segue la realizzazione delle famose Cariatidi, numerosi ritratti a matita e un grande album da disegno, proveniente dal Centre Pompidou, contenente una gran varietà di volti e lineamenti, di Pablo Picasso, ma anche di tanti altri sconosciuti modelli di cui tutt’oggi non si conosce l’identità.info
Amedeo Modigliani et ses amis
a cura di Jean Michel Bouhours, curatore del Centre Pompidou di Parigi3 ottobre 2014 – 15 febbraio 2015
BLU | Palazzo d’arte e cultura – Pisa
Lungarno Gambacorti 9Lunedì‐Venerdì 10.00 ‐ 19.00
Sabato‐Domenica 10.00 ‐ 20.00
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WASSILY KANDINSKY dalla Russia all’Europa

Pisa, BLU / Palazzo d’arte e cultura, ottobre 2012 – gennaio 2013
“…il colore è un mezzo di esercitare sull’anima un’influenza diretta. Il colore è un tasto, l’occhio il martelletto che lo colpisce, l’anima lo strumento dalle mille corde”. W.K.
Che cosa mi ha colpito maggiormente in questa mostra dedicata agli anni trascorsi da Wassily Kandinsky tra la Russia e la Germania?
La musica e l’arte popolare, la mistica e la spiritualità di quella sciamanica.
Sono stata in Russia, poi a Monaco di Baviera e anche in Siberia. Ho udito suoni, sentito sapori, visto colori e tracciato linee a tempo di musica…sono persino entrata nelle abitazioni contadine e non, di inizio secolo scorso.
Ho anche suonato tamburi e spiccato il volo con angeli che hanno ben poco di rassicurante.
Esplorare l’attività meno nota di Kandinsky è lo scopo della mostra. Farlo in Palazzo Blu è un’esperienza unica che consiglio vivamente.
Penetriamo negli anni in cui, studioso di legge, etnologo, l’artista si recava in Siberia per studiare gli usi e i costumi della popolazione e, soprattutto, nel fascino che tutto questo ha esercitato su di lui. Presenti anche il mondo contadino con le sue storie meravigliose e il rapporto con la cultura russa contrapposto a quell’occidente di cui, pur negandolo, assumeva e riassumeva gli esiti poetici, forzandone i limiti per l’affermazione di una propria cultura dell’est.
Palazzo Blu ha deciso, con questa mostra, di fare un salto di qualità. Kandinsky apre il nuovo ciclo sull’arte contemporanea: l’astrazione e la creazione di un linguaggio non figurativo e non descrittivo.
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WASSILY KANDINSKY dalla Russia all’Europa
La rassegna presenterà un Kandinsky inedito per l’Italia, attraverso cinquanta opere, appartenenti al periodo russo del padre dell’astrattismo, ascrivibile tra il 1901 e il 1921, anno in cui fu costretto ad abbandonare per sempre la Russia Sovietica, che pure aveva sostenuto nei primi anni della rivoluzione, per accettare l’incarico offertogli da Walter Gropius di dividere con Paul Klee l’insegnamento al Bauhaus.
I capolavori di Kandinsky, provenienti dal Museo di Stato di San Pietroburgo e da altre importanti istituzioni pubbliche russe (come il Primorskaya State Picture Gallery di Vladivostok, il Museum Complex of Tiumen Region di Tiumen, il Vrubel Region Museum of Fine Arts di Omsk, il Surikov Art Museum di Krasnoyarsk, lo State Art Museum di Nizhny Novgorod, lo State Museum of Fine Arts of the Tatarstan Republic, Kazan), oltre che dal Centre Pompidou di Parigi e da collezioni private, ricostruiranno la storia e le origini della sua arte e saranno messi a confronto con i dipinti di altri membri dell’avanguardia tedesca e russa di inizio ‘900 (Gabriele Munter, Alexej Jawlensky, Marianne Werefkin e Arnold Schonberg) e con manufatti dell’arte popolare russa.
Alla fine del XIX secolo, Kandinsky decise di dedicarsi completamente alla pittura. I suoi studi di legge lo avevano portato ad analizzare in particolare i fondamenti del diritto nelle zone di campagna della Russia, presso le lontane popolazioni della Vologda, in Siberia. In modo imprevedibile, da tale viaggio riportò soprattutto l’impressione suscitata in lui dalla ricchezza decorativa delle izbe contadine (le tipiche case rurali costruite con tronchi d’albero) che, con i loro colori accesi, gli diedero, come lui stesso ebbe modo di dire, la sensazione di ‘vivere dentro a un quadro’.
Le esperienze del giovane Kandinsky si inserivano in una corrente di pensiero sviluppatasi in Russia per tutto l’800, sorta in seguito alle ripercussioni scaturite dopo l’invasione napoleonica e la conseguente distruzione di Mosca. Tale corrente era volta a ricercare nella cultura primitiva e folclorica del mondo contadino, le radici di un’originaria e intatta civiltà russa. Di questo universo favoloso ed esoterico, contrapposto al razionalismo dell’occidente europeo, facevano parte le favole e le canzoni popolari trasmesse oralmente fin dal Medioevo e riprese poi in letteratura da Pushkin e Dostoevskji e in musica da Rimsky Korsakov, prima, e poi dagli altri compositori russi di inizio ‘900, da Mussorsgky a Skriabin a Stravinsky.
Quando Kandinsky si consacrò definitivamente all’arte, porterà con sé quell’esperienza di scienziato e di sperimentatore della multiformità delle diverse arti che lo indurranno a costruire una nuova teoria della pittura, a sperimentarsi in quella ricerca dello ‘Spirituale nell’arte’ che faranno di lui il massimo teorico del ‘900 e l’inventore dell’astrazione.
Il percorso espositivo a Palazzo Blu sarà aperto da un’affascinante e sorprendente sezione dedicata alle radici visive e concettuali dell’opera del maestro russo con rari oggetti appartenenti alla tradizione dello sciamanesimo raccolti negli stessi anni in cui Kandinsky li appuntava sui suoi taccuini, e da coloratissimi oggetti della tradizione folclorica russa, guiderà il visitatore dai suoi primi dipinti nati in atmosfera simbolista, alle opere del periodo di Murnau (affiancate da selezionati quadri di Gabriele Munter, Alexej Jawlensky, Marianne Werefkin e Arnold Schonberg), fino alle grandi tele dei pochi anni in cui Kandinsky divenne il punto di unione fra le avanguardie occidentali, raccolte intorno a Der Blaue Reiter, e i maggiori protagonisti dell’avanguardia russa – da Michail Larionov alla Goncharova – per arrivare ai capolavori del periodo finale della sua permanenza in Russia, impegnato nella costruzione di un sistema vasto di musei, ma violentemente avversato dai sostenitori delle avanguardie più radicali, in particolare dai costruttivisti.
La mostra è ideata e curata da Eugenia Petrova, direttrice aggiunta del Museo di Stato Russo di San Pietroburgo in collaborazione con Claudia Beltramo Ceppi, promossa dalla Fondazione Palazzo Blu, col patrocinio del Comune di Pisa, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, organizzata da Giunti Arte mostre e musei, con il coordinamento artistico e segreteria scientifica di Claudia Zevi & Partners.
Pisa, settembre 2012
WASSILY KANDINSKY. Dalla Russia all’Europa
Pisa, Palazzo Blu (Lungarno Gambacorti 9)
13 ottobre 2012 – 3 febbraio 2013Sito internet: www.mostrakandinsky.it
Per informazioni e prenotazioni
Kinzica
Tel. 377.1672424 (servizio a pagamento); info@kinzicacoop.itUfficio stampa
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tel. 02 36755700; press@clponline.it; www.clponline.it
Comunicato e immagini su www.clponline.it























