Giovanna M. Carli

5 sì e 5 no, piazza della Signoria e Jan Fabre

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Non è una critica alle opere di Jan Fabre in mostra a Firenze dal 15 aprile al 2 ottobre 2016, in piazza della Signoria, a Palazzo Vecchio e al Forte Belvedere, evento dal titolo Spiritual Guards. Jan Fabre mi piace ed è bravo. Una riflessione, un pensiero. Rifletto sulla collocazione, invece, delle sue opere in piazza della Signoria: scelta coraggiosa ma a tratti contraddittoria.

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Grazie a quelle due sculture la piazza ha cambiato aspetto, equilibri, percezione. Quindi rifletto sul luogo.

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Era giusto collocare le due opere La Tartaruga: Searching for Utopia ( Cercando Utopia) e L’uomo che misura le nubi, The man who measures the clouds proprio nel cuore della città, in una delle piazze più belle al mondo? E soprattutto: che utilità ha avuto un tale dispendio di forze per un’operazione del genere? Vediamo di postulare almeno 5 no, pareri discordi, e almeno 5 sì, pareri concordi, perché, ripeto, sulla qualità artistica non vi è alcun dubbio.

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5 NO

  1. La Tartaruga Searching for Utopia ( Cercando Utopia) e L’uomo che misura le nubi, The man who measures the clouds si dice dialoghino con le opere storiche della piazza. Vero solo in apparenza, non nella sostanza. Credo comunque che dovere dell’arte contemporanea non sia il dialogo ma la rottura con il passato: prendendo spunto da esso, non sforzandosi di dialogare e quindi no perché il dialogo non può essere presentato come valore per un’opera d’arte contemporanea.
  2. No, perché il richiamo alla tartaruga di Cosimo I de’ Medici, una tartaruga di terra, è fittizio visto che quella di Fabre è una tartaruga marina. Non è un compito precipuo dell’arte contemporanea richiamarsi al passato. L’arte contemporanea è vita e come tale rappresenta se stessa nel qui e ora.
  3. No, perché in molti non hanno apprezzato la collocazione delle due opere in una delle piazze più belle al mondo: voler far “dialogare” per forza le due sculture contemporanee con quelle della piazza, quando neppure l’artista vi ha pensato, ha creato una sorta di aporia.”Searching for Utopia”, ad esempio, è stata realizzata nel 2003, non certo con l’intenzione da parte dell’autore di essere ubicata nel cuore di Firenze e come omaggio alla tartaruga, peraltro di terra, di Cosimo I de’ Medici.
  4. No, perché un’operazione del genere doveva essere accompagnata da un convegno internazionale sul ruolo dell’arte d’oggi e su proposte concrete sull’arte contemporanea. A Firenze la pensilina di Isozaki (uscita Gallerie degli Uffizi) attende un suo compimento da oltre 17 anni.
  5. No, perché sembrano, alla fine, due opere autoreferenziali. Da una ricerca su google, da quando sono state collocate in piazza della Signoria, il nome dell’autore è stato cercato nella sua terra natia, il Belgio, ma scarsamente in territorio nazionale. Così google trends…Non ha suscitato curiosità? Nessuno ha voluto approfondire la sua biografia?

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5 Sì

1 Sì, perché le due sculture in bronzo dialogano con le opere presenti in piazza della Signoria in quanto hanno i basamenti di egual fatta.

2 Sì, perché ora sappiamo, grazie alla collocazione di queste opere di arte contemporanea, che cos’è l’arengario e che il David è una copia.

3 Sì, perché la tartaruga di Fabre si richiama al simbolo di Cosimo I de’ Medici anche se marina (è pur sempre tartaruga!).

4 Sì, perché  la collocazione di queste opere fa pensare all’immagine che vogliamo dare di Firenze e quale arte contemporanea vogliamo valorizzare e dove. Ci piace quella d’Oltralpe, e sia!

5 Sì, perché le due opere dell’artista belga, dialogano perfettamente col mondo social perché sono a-social, “selfie autoriferiti”!

Riflessione e pro azione

Nel ricevere il Premio Galilei a Pisa, Lavin – è scritto su Italia Reloaded. Ripartire con la cultura, interessante libro del 2011- ha sottolineato come la resistenza di Firenze al progetto Isozaki configuri “una amara ironia”, che soffoca “quello spirito di avventura e innovazione che ha fatto di essa la città che tutti noi amiamo e ammiriamo. Il Duomo stesso, e specialmente la cupola del Brunelleschi, verrebbero sicuramente proibiti oggi (in R. Chiaberge, Una mandria in coda agli Uffizi, in “Il Sole 24 ore”.

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Qual è allora l’immagine che vogliamo dare di Firenze? A che cosa servono operazioni culturali del genere, fatto salvo il valore dell’artista?

Vogliamo continuare a cristallizzare l’immagine delle nostre città d’arte relegandola alla spettacolarizzazione, alla finzione?

Cosa pensa Fabre della periferia della nostra città? Quale apporto darà Fabre, per il privilegio, condiviso con altri pochi artisti viventi, di aver esposto in una delle piazze più belle del mondo?

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Giovanna M. Carli (Dodi)

D’accordo con Eike Shmidt, direttore delle Gallerie degli Uffizi, che parla di “intrusione nello spazio sacro di piazza della Signoria” perché le opere “si sposano perfettamente con l’idea della piazza come scena”. Sempre più importante allora scegliere cosa si vuole raccontare e perché.

Pro azione: un convegno dove si tirino le fila delle mostre di arte contemporanea che vogliamo a Firenze, un convegno che abbia la capacità di far capire a che punto si colloca Firenze con l’arte d’Oggi, prendendo in considerazione anche quella di casa nostra!, e come può l’arte d’Oggi aiutare Firenze a tornare ad essere il laboratorio di progetti geniali e trasgressivi di un tempo.

Fonti web per approfondimenti

http://musefirenze.it/mostre/janfabre/

http://www.lindro.it/uno-scandalo-la-tartaruga-fabre/

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