Giovanna M. Carli

WOMEN IN FLUXUS & Other Experimental Tales. Eventi Partiture Performances

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“Tutto è arte, tutti possono farne. L’arte deve essere divertente, 
occuparsi di tutto ed essere accessibile a tutti”.

George Maciunas, fondatore di Fluxus

Nam June Paik/Charlotte Moorman, Human Cello. John Cage’s “26’1.1499” for a String Player 1965,
Performance realised at Café au Go Go, New York, 1965 © photo by P. Moore

Fluxus è oggi un fenomeno da indagare in grandi mostre storiche. Nel Cinquantenario del movimento Reggio Emilia con Palazzo Magnani fino al 10 febbraio 2013 propone la celebrazione maggiore. Non è un caso perché proprio qui, esattamente a Cavriago, il movimento ebbe una delle sue “capitali”.

Mieko Shiomi, Bottled Music, 1993

Se la storia è istituzionalizzata nella grande mostra di Palazzo Magnani, lo spirito di Fluxus, che da mezzo secolo in questa terra è sempre stata carsicamente presente, è riesploso in un grande evento il 15 settembre scorso trasformando Corso Garibaldi (via sulla quale si affaccia Palazzo Magnani) in un corso d’acqua, ovvero il Crostolo, che qui scorreva e che tornerà al suo alveo di origine.

Yoko Ono, Skywatch ladders (Treviso version), 2007

FLUXUS, movimento nato nei primi anni ’60, rivendica l’intrinseca artisticità dei gesti più comuni ed elementari e promuove lo sconfinamento dell’atto creativo nel flusso della vita quotidiana, in nome di un’arte totale che predilige come ambiti elettivi d’espressione soprattutto la musica, la danza, la poesia, il teatro e la performance.

in tale contesto di sperimentazione neoavanguardistica si svilupparono concerti-happening quali situazioni interdisciplinari dove la produzione artistica diventa azione nella vita, assumendo forme antidogmatiche e libertarie, a partire dalle quali la partecipazione degli spettatori / (dei fruitori) assume un ruolo centrale.

Fluxus è un termine latino che significa flusso, quindi sta ad indicare un fenomeno in continuo mutamento, che non ha forma né luogo. In concomitanza con l’happening americano, Fluxus teorizza un modo di fare arte che è un fluire ininterrotto di situazioni, percezioni e molteplici esperienze estetiche e sperimentali.
Se in questo non-gruppo confluiscono senza pregiudizi le esperienze delle avanguardie precedenti, Fluxus intende nondimeno abolire per quanto possibile i confini residui fra le varie discipline artistiche, fra artista e pubblico, fra arte e vita. Le opere Fluxus consistono in eventi o in assemblaggi che traggono spunto e materie dal quotidiano per ricombinarlo e ristrutturarlo in un nuovo orizzonte, talvolta sorprendente, sempre comunque con la collaborazione del caso.

George Maciunas, Fluxyearbox 2, 1966, Artist’s book

Dagli inizi degli anni Sessanta il fenomeno Fluxus si espande tra diversi continenti quale atteggiamento anti-artistico e di rivolta. Non e’ un caso che le serate Fluxus a New York, in Giappone ed in Europa veda protagonisti una serie eventi definiti NEOdadaisti: concerti collettivi e performance brevi quanto semplici, dissacranti quanto divertenti. E già il fatto che nei decenni successivi si sarebbe spesso discusso intorno alla fatidica domanda su chi o cosa sia (stato) Fluxus, letto a posteriori, e’ alquanto sintomatico dell’anti-poetica fluxista.

George Maciunas, Fluxyearbox 2, 1966, Artist’s book


Profondamente guidato da principi antielitari, volti ad instaurare una relazione con la realtà sociale e quotidiana, Fluxus si oppose così fortemente ai fenomeni di reificazione dell’arte nella società capitalista del dopoguerra da arrivare a ribaltarne completamente la definizione stessa sia a livello sintattico-semantico che a livello discorsivo: attraverso la presentazione di azioni, materiali ed eventi normalmente considerati comuni, banali, di routine quotidiana; ma anche attraverso una concezione aperta e collettiva sia della produzione che della distribuzione artistica, in opposizione alla concezione dell’atto creativo quale prodotto di un genio individuale (e virile).

Alla compagine Fluxus parteciparono, per la prima volta nella storia dell’arte, numerose artiste provenienti da luoghi e percorsi disparati, da Yoko Ono e Charlotte Moorman ad Alison Knowles, da Shigeko Kubota e Takako Saito, a Mieko Shiomi – oltre a figure che incrociarono Fluxus nel corso di un percorso artistico e teorico individuale, come Kate Millet (femminista ed attivista), Simone Forti (coreografa e musicista) e Carolee Schneemann (artista sino ad oggi molto discussa per aver trattato temi tabù). Negli anni Settanta anche Reggio Emilia è stata teatro di questa esperienza così importante per quel cambio paradigmatico ed interdisciplinare dei linguaggi e delle forme creative grazie all’attività della galleria Pari&Dispari.

La MOSTRA intende rievocare lo spirito Fluxus seguendo due fulcri tematici di lettura: da un lato la ricostruzione genealogica dell’aspetto fortemente concettuale, linguistico-visivo oltre che processuale, del fenomeno neoavanguardista, nato come interpretazione aperta della CONCEPT ART (Henry Flynt) e (s)coordinato dallo spirito ribelle e controverso di George Maciunas.

Dall’altro la mostra si concentrerà su una scelta mirata di opere di artiste che indaga(ro)no, parallelamente all‘implicita critica al sistema dell’arte, nuovi concetti di identità femminile considerando il ruolo e pertanto l’immagine femminile come prodotti dalla realtà sociale e culturale – identità non più solo scritte, ma anche scriventi, in senso linguistico e performativo al tempo stesso.

Verranno presentate, oltre ad opere scelte di singole artiste, diverse documentazioni di azioni ed eventi (EVENT SCORES), riprese video, fotografie, dischi, partiture, documenti cartacei, FLUXUS YEARBOXES, riproduzioni di volantini e materiali relativi alle serate Fluxus.

Le opere scelte provengono da collezioni italiane e intendono ripercorrere quel momento di interdisciplinarietà quale indisciplinarietà programmatica, che Dick Higgins chiamo’ INTERMEDIA, e che scrisse parte della storia dell’arte contemporanea a Reggio Emilia. Si tratterà infine di una genealogia aperta allo sconfinamento nella realtà dei visitatori e visitatrici, che saranno invitati a partecipare attivamente alla visita.

Fluxus scorre tra Reggio e Cavriago – gli Anni Settanta
Dopo il passaggio del Living Theatre a Reggio Emilia (Anni ’60) Rosanna Chiessi sperimenta la sua personale commistione tra arte e vita in diverse forme, ospitando artisti/e, costruendo nuovi rapporti sociali di collaborazione e aprendo le porte a inedite forme di creatività. Correvano gli anni ’70, quando nuove forme artistiche performative, prescindendo da regole morali della società, erano votate alla messa in discussione della precarietà del concetto di ‘norma(lità)’. In questi anni Lea Vergine pubblicava a Milano la sua raccolta programmatica Body Art. La sezione si articolerà intorno alla presentazione di materiale di documentazione (album fotografici, testimonianze, ricordi) e di opere scelte dall’Archivio Pari & Dispari, che ricostruiscono il passaggio di (artisti/e) Fluxus da Reggio e Cavriago negli anni ’70, focalizzando l’interdisciplinarietà di nuovi linguaggi e forme creative attraverso la scelta mirata di riproduzioni di immagini-guida di grandi dimensioni, teche contenenti edizioni e singole opere di artiste che indaga(ro)no, parallelamente all‘implicita critica al sistema dell’arte, nuovi concetti di identità femminile riflettendo sul ruolo e pertanto sull’immagine della donna come prodotti dalla realtà sociale e culturale – identità non più solo scritte, ma anche scriventi, in senso linguistico e performativo al tempo stesso.

WOMEN IN FLUXUS & Other Experimental Tales
Eventi Partiture Performance 1962-2012
fino al 10 febbraio 2013
Palazzo Magnani Reggio Emilia

Per informazioni e prenotazioni:
Palazzo Magnani, Corso Garibaldi 29

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