Giovanna M. Carli

LA BALENA SPIAGGIATA. Uno starnuto ci libererà

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Uno degli incontri più strani che si possano fare passeggiando per l’Arsenale in direzione Padiglione Italia, spingendosi in fondo dove ci sono i cantieri aperti sul canale, è questa balena spiaggiata che, grazie a un semplice starnuto, ha reso libero Geppetto, il prototipo del buon padre di tutti i tempi, anzi dei nostri tempi italo-europei.

Un padre accondiscendente, che vizia e che rende consapevoli della colpa, da espiare, da parte del figlio, con un ‘bon geste’ finale. E la colpa del padre è di aver dato tutto, forse troppo, al figlio ingrato ma anche e soprattutto, avere fatto di un tronco di legno, poi burattino animato, il proprio figlio. Il padre che pecca di hýbris: il peccato d’orgoglio che l’uomo compie sfidando gli dei, quasi a volersene sostituire.




L’autore, Loris Gréaud, giovane artista francese di talento, poliedrico è l’esatto opposto dell’artista solitario e saturnino.Ama, infatti, lavorare in team, circondandosi di esperti.
Per questa sua creazione che invita a meditare entrando (espiando?) nel ventre del cetaceo, non a caso intitolato ‘The Geppetto Pavillon’, si è avvalso infatti di scienziati, esperti di edilizia, oceanografi e storici partendo dall’archetipo biblico di Giona che trascorre tre giorni nel ventre della balena per uscirne rinnovato spiritualmente. Iniziazione spiriturale che può compiere anche il visitatore entrando nel ventre dell’animale attraverso una botola per sostare quanto basta per una seconda rinascita.
La scultura gigantesca è realizzata in resina, berglass, metallo, neon, legno ed è dotata di un sistema elettrico che ne illumina l’interno.
Progettata dall’artista e il suo team, selezionato per l’occasione, per ospitare di notte i visitatori, vero rito di iniziazione, ricorda che ogni anno circa 200 mammiferi si arenano. Molti sono i dipinti antichi













che descrivono questo evento capace di sorprendere, di affascinare, di sedurre e di far riflettere.

Ieri soprattutto meraviglia, oggi dolore e sconcerto per un mondo sempre più sfruttato economicamente a discapito dell’etica umana, animale.

Anche di questo parla la Biennale: di luce, di ombre, di spiritualità.

Non ci resta che aspettare lo starnuto per liberarci da ciò che ci tiene ‘costretti’, rispettando più noi stessi, e con noi ciò che ci circonda.


Giovanna M. Carli


Photo by Claudio Tàfani
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