Giovanna M. Carli

Venezia e il Museo di Storia Naturale

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Un nuovo allestimento, suggestivo e coinvolgente, rende il Museo di Storia Naturale di Venezia, MSN, un vero e proprio serbatoio di emozioni. Questo nuovo allestimento prevede un impianto museografico moderno e originale. La complessità dei contenuti è mediata da una comunicazione a più livelli dove il visitatore ha un ruolo attivo e interagisce con l’apparato allestivo inusuale ed accattivante. “Molto adatto e accattivante per adulti e piccini – ha commentato Giovanna M. Carli, in visita al Museo nel mese di agosto, durante la sua partecipazione alla Biennale di Venezia – Un luogo dove anche gli artisti di arte contemporanea dovrebbero perdersi e al contempo ritrovarsi: nella specie, nella terra, nell’acqua, nelle forme di vita antiche e odierne, elementari e per questo meravigliose”.

Situata al piano terra, nell’ala ovest del porticato, la Galleria dei Cetacei presenta un grande scheletro di Balenottera comune (Balaenoptera physalus), lungo quasi 20 metri e quello di un giovane Capodoglio (Physeter catodon), entrambi sospesi al soffitto, in strutture completamente realizzate in acciaio.
 La particolare chiusura a vetri della parte di porticato laddove i due grossi reperti sono collocati, ne assicura l’esposizione in condizioni di conservazione ottimali, oltre a rendere percorribile e suggestivo lo spazio sottostante del museo, utilizzabile anche per attività di aggregazione. Completano l’allestimento un importante apparato grafico informativo inerente curiosità, caratteristiche, abitudini di vita, ecologia e tutela di questi enormi cetacei – veri e propri “giganti” dei mari – e un dispositivo audio per la riproduzione dei canti delle balene. 

La Balenottera Viste le sue enormi dimensioni, oltre 20 metri, lo scheletro di Balenottera comune rappresenta una della maggiori attrazioni del museo e si va ad aggiungere agli altri due celebri “colossi” esposti al primo piano, nella sala dedicata alla Spedizione Ligabue del 1973, ovvero, lo scheletro del dinosauro Ouranosaurus nigeriensis e il cranio del gigantesco coccodrillo Sarchosuchus imperator. Rinvenuto nelle vicinanze di Napoli nel 1928, lo scheletro di Balaenoptera physalus è stato acquisito dal Museo alla fine degli anni ’80. L’enorme reperto era conservato fino a poco tempo fa nei depositi del Fontego dei Turchi e negli ultimi anni è stato oggetto di studio e restauro da parte del personale scientifico del museo. Storia dello scheletro di balenottera comune Nel pomeriggio dell’8 novembre 1928, in seguito a forti mareggiate, il corpo di un grosso cetaceo viene trovato “spiaggiato” sul litorale di San Giovanni a Peduccio, presso Napoli. Il Prof. Pierantoni, dell’Istituto Zoologico dell’Università di Napoli, viene subito allertato dalla Reale Capitaneria di Porto per l’identificazione della specie prima di procedere alla rimozione della carcassa. Pierantoni riconosce subito il corpo di una Balenottera comune (Balaenoptera physalus) e, in base al grado di decomposizione, stabilisce che l’animale doveva essere morto almeno un mese prima. Il cattivo stato di conservazione generale, dovuto alla lunga permanenza in acqua, rende impossibile l’utilizzo del corpo per studi anatomici.



Fortunatamente lo scheletro è in buone condizioni e, data la rarità del reperto e le ragguardevoli dimensioni, si pensa subito al recupero delle ossa. Un gruppo di 15 operai lavora per ben tre giorni consecutivi per scarnificare e dividere in 4 pezzi il corpo dell’animale, che viene poi trasportato all’Istituto Zoologico per la pulizia definitiva delle ossa. Nella seconda metà degli anni ‘80 il Museo di Storia Naturale di Venezia contatta il direttore dell’Istituto napoletano per avere informazioni sull’enorme scheletro, con l’idea di acquisirlo per la collezione osteologica e rendere così fruibile al pubblico il prezioso reperto. Dopo un fitto scambio di corrispondenza, nel novembre 1987 il Rettore dell’Università di Napoli autorizza la cessione del materiale richiesto in comodato gratuito per 99 anni e la balenottera arriva finalmente a Venezia. Varie vicissitudini, tra cui la necessità di un restauro strutturale del Museo al Fondaco dei Turchi, hanno impedito fino a oggi il montaggio dello scheletro.

Nel frattempo il reperto è stato sottoposto ad accurati lavori di pulizia, restauro, studio e documentazione, sia in previsione della sua esposizione sia allo scopo di incrementare le conoscenze su questi splendidi mammiferi marini. Minacce, conservazione e ruolo ecologico La caccia alla balena, praticata dall’uomo per secoli, non ha escluso praticamente nessuna specie: dalle gigantesche balenottere azzurre alle piccole balene pilota, più simili a delfini. Questa attività in origine serviva principalmente per procurare cibo: una sola grande balena forniva una riserva di carne, ma anche olio alimentare e combustibile, ad un’intera comunità. Finché è rimasta una pratica a livello locale e si pescavano pochi esemplari non lontano dalla costa, la caccia alle balene non ha rappresentato una seria minaccia per i cetacei. Le cose sono drasticamente cambiate con la diffusione dell’illuminazione nelle città e l’avvento dell’industrializzazione, che hanno prodotto un aumento della domanda di olio.  Il declino di molte popolazioni di balene nel XIX secolo si trasforma in un vero e proprio tracollo che le porterà sull’orlo dell’estinzione…

 Il primo piano ospita invece tre sezioni ognuna delle quali in realtà è un museo nel museo: – Sulle tracce della vita, dedicata ai fossili e alla paleontologia; – Raccogliere per stupire, raccogliere per studiare, racconta l’evoluzione del collezionismo naturalistico e la nascita della museologia scientifica; – Le strategie della vita, illustra la varietà delle forme viventi e la complessità di adattamenti e specializzazioni. –

L’Acquario delle tegnùe è situato al piano terra del  Museo di Storia Naturale e si presenta come una grande vasca lunga 5 metri e della capacità  di circa 5000 litri, progettata e realizzata specificamente per finalità  didattiche. Il grande acquario infatti ricrea fedelmente uno degli ambienti più  interessanti dell’Alto Adriatico, le cosiddette tegnùe, con la tipica  ricchezza di pesci ed invertebrati. Il Museo di Storia Naturale di Venezia studia da anni questi ambienti  di eccezionale importanza ecologica per comprenderne i complessi aspetti  biologici ed ecologici, soprattutto ai fini di un possibile utilizzo da  parte dell’uomo in quanto riserve naturali per numerose specie di interesse  commerciale.



“Giocare…sott’acqua” è una ricostruzione  speculare dell’acquario, posta di fronte alla vasca, con la quale il pubblico  può interagire guidato da una serie di sagome che rappresentano i vari organismi  e dalle relative schede di approfondimento che forniscono notizie sulla  sistematica, l’anatomia e la biologia delle specie osservabili.

Le strategie della vita. Ovvero forma e funzione negli esseri viventi Specie attuali ed estinte, abitanti dell’acqua, della terra e dell’aria di dimensioni gigantesche o microscopiche. Un viaggio nella complessità delle forme viventi, caratterizzate da profonde differenze ma anche da sorprendenti analogie.

Forme e funzioni “Forme e Funzioni” evoca, con un efficace apparato multimediale, la ricchezza della biodiversità e l’enorme complessità delle strategie della vita sulla terra, con effetti in qualche misura simili a quelli della wunderkammer, ma con intenti e linguaggi radicalmente diversi. All’interno di tale complessità vengono individuati, tra i molti possibili, due argomenti fondamentali, il movimento e la nutrizione, che saranno oggetto in seguito di ulteriori articolazioni in sottosezioni.

La nutrizione. Il ciclo dell’energia e le strategie per procurarsi il cibo Nutrirsi di luce (la fotosintesi alla base della vita) Alimentazione vegetariana (specializzazioni e strategie) Mangiare altri animali (adattamenti alla predazione) Tutto si ricicla (nutrirsi di resti organici)

Il movimento. Vivere lo spazio in un mondo dinamico Non muoversi (adattamenti per nutrirsi e riprodursi rimanendo immobili) Camminare, correre, saltare…(e altri modi per muoversi su una superficie) Muoversi nell’acqua (forme e strategie per nuotare e galleggiare) Muoversi nell’aria (la conquista del volo)

Info ulteriori sul sito dedicato
http://msn.visitmuve.it/it/il-museo/esposizione/percorso-di-visita/

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