Giovanna M. Carli

BIENNALE DI VENEZIA. Benvenuti in Italia: qui è un gran bazar!

Scroll down to content



L’Italia è un guazzabuglio di creatività? Al grido di L’Arte non è Cosa Nostra, duecento esponenti del mondo della cultura (invece che i soliti noti appartenenti al mondo del sistema dell’arte contemporanea) hanno scelto le opere da esporre nel Padiglione Italia alla 54° Biennale “perché – dice Sgarbi – se è vero che l’arte è “linguaggio e pensiero” – proprio loro dovrebbero “essere in grado di comunicare almeno con l’ambito in cui [l’arte] pretenderebbe di essere collocata”.
Una sorta di democratizzazione dell’arte, sicuramente un modo per fare e comunicare altro, indubbiamente una novità scomoda.



Che la creatività e la capacità degli italiani siano invidiate in tutto il mondo, come del resto altre cose (le bellezze artistiche, frutto delle qualità predette, e quelle paesaggistiche, frutto del buon Dio) è ormai un ‘topos’ e non solo letterario, ma che queste spesso siano accompagnate da caos e da improvvisazione lo è, forse, ancora di più.
Quali polemiche allora sul Padiglione Italia se questo, per la prima volta nella storia della Biennale, rispecchia qualità e limiti della nostra Bella Italia?
Finalmente un curatore che ‘non cura’ ma che mostra le cose come stanno. Ci voleva Sgarbi, insomma?
Il Padiglione Italia fa l’effetto di un bazar e come in tutti i bazar che si rispettino, all’inizio si fa un po’ fatica nella scelta. Sono entrata nella bottega di un noto artigiano, sostenitore che un quadro bello senza una bella cornice è senz’altro meno bello – come una bella donna a cui manchi un bel vestito! – oppure in una stanza privata dove un folle collezionista ha messo alla rinfusa dipinti, foto, cornici (appunto), e quant’altro scelti in un momento di pura follia?



In un momento (questo) dove chi ha rifiutato di partecipare al Padiglione Italia si sente “in” e chi c’è si sente “out”, do il mio contributo per non sprecare le nostre italiche risorse e le nostre italiche bellezze andando a vedere solamente i padiglioni ‘stranieri’ – in Italia è duro a morire il detto: l’erba del vicino è sempre più verde – trovandoli più belli del nostro.




E se proprio vogliamo cercare un antecedente storico, pensiamo a Sgarbi come a Napoleone III quando, nel 1863, organizzò il Salon des Refusés in cui furono esposte le opere di quegli artisti (tra essi vi erano Manet, Monet, Pissarro) rifiutate – ed erano oltre 3000 – dal Salon “ufficiale” ovvero quello dell’ Académie des beaux-arts di Parigi.

Giovanna M. Carli
Immagini di Claudio Tàfani
Ne è vietata la riproduzione totale o parziale senza autorizzazione.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: