Categoria: riccardo bon

  • Henri Rousseau. Il candore arcaico

    Giovanna M. Carli, ideatrice di mostre d’arte ed eventi culturali,
     in visita alla mostra Henri Rousseau. Il candore arcaico, luglio 2015

    “Che uomo meraviglioso era questo Rousseau!”
    (Vasilij Kandinskij a Franz Marc)

    Personalità centrale della cultura figurativa tra la fine del XIX secolo e il rivoluzionario periodo delle avanguardie, Henri Rousseau (Laval, 1844 – Parigi, 1910), famoso per le atmosfere oniriche, le
    foreste e i paesaggi incantati, sfugge da sempre a qualsivoglia catalogazione.

    Inutile etichettare il suo lavoro: il modo stesso in cui il pittore è stato interpretato, il più delle volte, è stato frutto di una serie di malintesi; eppure la forza della sua pittura, snobbata dai critici ma apprezzata dagli artisti, è espressione di un fenomeno che non ha paragoni nel campo dell’arte tra Otto e Novecento.
    A Rousseau, detto il Doganiere, la Fondazione Musei Civici di Venezia dedica una straordinaria
    mostra, con la collaborazione scientifica e i prestiti eccezionali dei Musées d’Orsay et de l’Orangerie di Parigi e il patrocinio della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici di Venezia e Laguna. Prodotta da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE, con oltre cento opere provenienti dalle più importanti istituzioni internazionali (quaranta capolavori dell’artista e sessanta opere di confronto), l’esposizione è ospitata nell’Appartamento del Doge a Palazzo Ducale.


    Il progetto, nato da un’idea di Gabriella Belli e Guy Cogeval, commissari dell’esposizione, condiviso e sviluppato con la collaborazione di Laurence des Cars e Claire Bernardi e con il supporto di Elisabetta Barisoni, non vuole essere l’ennesima celebrazione della naïveté del pittore francese, ma piuttosto la presentazione di un lungo percorso di studi iniziato più di tre anni fa.

    Una ricerca che ha messo nella giusta luce critica e storiografica l’opera di Rousseau, figura di riferimento per i grandi protagonisti delle avanguardie storiche, per intellettuali come Apollinaire e Jarry, per grandi
    collezionisti come Wilhelm Uhde e Paul Guillaume, ma anche per tanti pittori che precedettero e
    superarono le avventure del cubismo e del futurismo: da Cézanne a Gauguin, da Redon a Seurat, da Morandi a Carrà, da Frida Kahlo a Diego Rivera, per non dire di Kandinskij e Picasso.

    Vassily Kandinsky, Schwarzer Fleck, 1912, olio su tela, San Pietroburgo, ©Mondadori Portfolio/AKG Images

    Tutti artisti presenti in mostra con opere che dialogano coerentemente con quelle dipinte dal Doganiere nella
    sua breve ma intensa stagione creativa, tra il 1885 e il 1910.
    Accanto a essi, una scelta mirata di lavori esemplari di antichi maestri – da Liberale da Verona al
    Maestro della Fruttiera Lombarda, da Giovanni di ser Giovanni detto lo Scheggia a Francisco Goya – per indagare, con un taglio critico assolutamente nuovo, quell’ispirazione all’arcaismo che nel corso
    dei secoli corre parallela al classicismo e della quale l’opera di Rousseau sembra essere lo spartiacque
    tra Otto e Novecento.

    Francisco José de Goya y Lucientes, Estragos de la guerra, 1810-1823 ca.,
     incisione, Milano, Castello Sforzesco

    Un evento mai realizzato prima d’ora in Italia, che attraverso otto sezioni tematiche consente di
    ammirare alcuni dei più celebri capolavori del pittore francese, come il celebre Io: ritratto-paesaggio
    (1889-90), che l’artista considerava il primo “ritratto-paesaggio” della storia dell’arte, Il cortile (1896-
    98) acquistato personalmente da Kandinsky ed esposto nella prima mostra del Blaue Reiter a
    Monaco, La guerra o la cavalcata della Discordia (1894) dipinta da Rousseau con quello sguardo
    innocente che Ardengo Soffici, suo grande estimatore, definiva ricco di “ingenuità da bambino”.
    Un “candore arcaico” che emerge anche nelle opere dedicate alla natura selvaggia e nelle
    famosissime giungle, di cui ben sei sono in mostra – dalla bellissima Incantatrice di serpenti (1907) al
    Cavallo assalito da un giaguaro (1910) – come pure nei più bucolici paesaggi di campagna e di città.
    Quindi, le nature morte e la serie sorprendente dei ritratti maschili e femminili (spesso di amici o
    familiari), che mostrano anche la capacità di Rousseau di cogliere la vita della piccola borghesia,
    protagonista della placida e apparentemente innocua periferia cittadina, e la forza identitaria di un
    artista assolutamente unico e originale.

    La Guerre dit aussi La chevauchée de la Discorde, 1894 ca., olio su tela, Parigi, Musée d’Orsay,
    ©RMN-Grand Palais (Musée d’Orsay)/Tony Querrec

    Proprio per sottolineare ancora una volta l’importanza e l’impatto che la produzione artistica di
    Rousseau ebbe nell’ambiente intellettuale della Parigi di inizio Novecento, nel percorso della mostra
    il visitatore rivivrà l’emozione del famoso banchetto che Pablo Picasso organizzò in onore del
    Doganiere nel 1908, in occasione dell’acquisto del Ritratto di donna. Il dipinto di Rousseau sarà
    esposto di fronte alla La bouteille de Bass di Picasso, in una stanza animata dal poema che Guillaume
    Apollinaire dedicò a Rousseau durante il celebre banchetto e immersa nella musica del valzer
    “Clemence”, composto dallo stesso Doganiere e suonato in quell’occasione.

    6 marzo – 5 luglio 2015
    VENEZIA, Palazzo Ducale – APPARTAMENTO DEL DOGE

    Fonte: Ufficio stampa
    Ringraziamo Riccardo Bon per la collaborazione accordata.